Alla Tate Britain Bacon, Freud e la pittura del XX secolo

Cruda, scultorea, viscerale o drammaticamente solitaria. Ma prima di tutto figurativa. È la pittura della cosiddetta Scuola di Londra, il gruppo di artisti coagulato intorno a Francis Bacon e Lucian Freud che dal secondo dopoguerra si erge contro il vento minimal-concettuale che soffia dall’altro capo dell’Atlantico. “I want the paint to work as flesh does”, diceva Freud, e non c’è modo più efficace di descrivere i suoi ritratti di Leigh Bowery o un quadro come Sleeping by the Lion Carpet. Meno incline alla pittura dal vero, ma altrettanto legato alla nuda realtà umana, Francis Bacon intese l’arte come ossessione per la vita, da perseguire senza pietà, retoriche o artifici. Con circa 100 opere la Tate Britain rende omaggio ai due maestri, allargando lo sguardo su una galassia artistica eterogenea per generazione, stile e scelta dei soggetti, tenuta insieme da un interesse inflessibilmente onesto per il corpo e per la realtà degli uomini. Così il Ritratto di Isabel Rawsthorne e lo Studio dopo Velasquez di Bacon, vibranti di vita nonostante traessero origine dalle fotografie di John Deakin, incontrano rare opere di Frank Auerbach e Paula Rego, ma anche i lavori di pittori della generazione precedente come Walter Sickert e David Bomberg, che influenzarono profondamente l’arte degli anni a venire.

Francesca Grego - © 2018 ARTE.it per Bulgari Hotel London