Alla Courtauld Gallery il ritorno di Soutine in Gran Bretagna
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“Un pasticciere inaudito, affascinante, reale, truculento, afflitto da un orecchio immenso e superbo, inatteso e giusto: un capolavoro”. Così si espresse nel 1923 il collezionista americano Albert C. Barnes alla vista del Piccolo Pasticciere di Chaïm Soutine. Dopodiché acquistò in un colpo solo circa 50 opere dell’artista bielorusso, cambiando il corso di una vita fino ad allora fatta di arte, alcool e miseria. Dopo 35 anni di assenza Soutine torna nel Regno Unito con una mostra che ne evidenzia tutta la grandezza. A rappresentarlo sono cuochi, portieri, cameriere, valletti, insoliti protagonisti dei suoi primi quadri di successo. Soutine, che viaggiava spesso in territorio francese, era rimasto affascinato dall’espressiva umanità del personale di servizio dei ristoranti e degli hotel di lusso di Parigi e del Sud del Paese, tanto diverso dai vecchi maggiordomi dell’aristocrazia da assurgere a simbolo dell’epoca moderna. Ne venne fuori una serie di dipinti di grande potenza, dove pennellate sature di rossi, blu e bianchi brillanti evidenziano le livree, mentre corpi e lineamenti si deformano con effetti espressionistici. Un vero schiaffo negli occhi da un artista inquieto e stravagante, che qualcuno ai suoi tempi tacciò di rozza brutalità, ma che conosceva bene l’opera di El Greco, Velàsquez, Cézanne e che in seguito è stato accostato a Rembrandt, Pollock e Van Gogh.
Francesca Grego - © 2017 ARTE.it per Bulgari Hotel London