Alla Tate Britain trent'anni di Rachel Whiteread
#Exhibitions

Gomma, intonaco, metallo, ma anche carta e calcestruzzo. L'artista dei gessi e delle resine usati come luoghi e spazi di memoria, la prima donna vincitrice, nel 1993, del prestigiso Turner Prize, che ha tentato di dare forma allo spazio vuoto facendone percepire la misteriosa, potente presenza, porta alla Tate Britain il suo trentennale estro attraverso una mostra che ne ripercorre la brillante carriera. Rachel Whiteread, l'artista britannica che ha unito le forme architettoniche quotidiane con memorie umane ed esperienze universali, sarà protagonista con i suoi lavori più noti - dalle sculture di grandi dimensioni alle opere più intime - di un importante appuntamento. Tavoli e finestre, scatole e pavimenti, oltre a una selezione di Torsos, i contenitori per le borse dell'acqua calda, si affastellano intorno a una sezione speciale dedicata all'archivio dei disegni dell'artista che ha invertito il vuoto in pieno e trasformato il negativo in positivo. Queste opere su carta realizzate con la matita, la vernice, l'acquerello e il collage sono una componente intima del lavoro scultoreo della Whiteread, una delle artiste più importanti della sua generazione. Il visitatore potrà ammirare in mostra tutta la documentazione di House - monumentale calco di cemento di una casa vittoriana distrutta, realizzato in situ - oltre ai numerosi progetti che hanno caratterizzato - tra tutti il Memoriale dell'Olocausto di Vienna - la prolifica carriera dell'architetto.
Samantha De Martin - © 2017 ARTE.it per Bulgari Hotel London