La Forza della Verità: Philip Glass racconta Gandhi
#Music

Cosa hanno in comune Lev Tolstoj, Martin Luther King e il poeta indiano Rabindranath Tagore? Sono i numi tutelari dell’immaginifico Sathyagraha di Philip Glass, in scena al London Coliseum. Nulla a che vedere con l’opera tradizionale: suoni ipnotici e testi in sanscrito tratti dal poema religioso Bahagavad Gita evocano la giovinezza di Gandhi in Sudafrica, impegnato nella lotta contro il Black Act e nella formulazione dell’etica della non-violenza. Ventun anni concentrati in un’unica giornata, dall’alba alla notte, in mostra “come fotografie in un album di famiglia”, secondo le parole dello stesso Glass, a dispetto delle convenzioni narrative del genere operistico. Troppo difficile? Tutt’altro. Satyagraha - che vuol dire “forza della verità” - è un’esperienza teatrale di straordinaria potenza, in cui l’insolito universo musicale del compositore statunitense, appassionato di culture extra-europee, dà vita a trame mobili e avvolgenti. Effetti di luce e scenografie piene di fantasia trasformano lo spettacolo in una vera festa per gli occhi. A trasportare tutto questo sul palcoscenico del London Coliseum sono il regista Phelim McDermott, vincitore dell’Olivier Award nel 2016 con Akhnaten, sempre di Philip Glass, e il direttore d’orchestra Karen Kamensek, specialista del repertorio capace di comunicare i colori cangianti di un’opera di intensa bellezza.
Francesca Grego - © 2018 ARTE.it per Bulgari Hotel London