L’indagine sulla fotografia all’Osservatorio della Fondazione Prada
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Cosa ci fa un gesso di Antonio Canova conservato a Possagno, accanto alle Tre Grazie di Lucas Cranach esposte al Kunstmuseum di Basilea, o un album fotografico di fine Ottocento su Pompei, accostato a un plastico del Pantheon in mostra al Sir John Soane’s Museum di Londra? Nell’Osservatorio della Galleria Vittorio Emanuele II, il pensiero di Stefano Graziani unisce un insieme eterogeneo di oggetti e opere d’arte, trasformandoli in nature morte, disorientanti e inattese. Questioning Pictures include un nuovo corpus di opere commissionate dalla Fondazione Prada, che esplorano la fotografia come strumento di narrazione, catalogazione e reinterpretazione. Il fotografo si sofferma sui sistemi di archiviazione e conservazione di musei come il Canadian Centre for Architecture (CCA) di Montreal, il Sir John Soane’s Museum di Londra, il Kunstmuseum Basel, il Museo di Castelvecchio a Verona e la Gipsoteca del Museo Canova di Possagno, concentrandosi sul rapporto ambivalente tra fotografia e oggetto museale. Graziani, che vive e lavora a Trieste, da una parte svolge un lavoro di documentazione di materiali diversi come disegni e modelli architettonici - libri, fotografie e dipinti - dall’altra intraprende un percorso di interpretazione servendosi di un uso attento delle luci e degli angoli di ripresa, ma anche includendo nei suoi scatti elementi di disturbo. Oltre a svelare raccolte museali e archivi solitamente inaccessibili al pubblico, i suoi scatti riattivano i soggetti secondo logiche e prospettive del tutto personali. Il dialogo tra le fotografie e gli oggetti rappresentati, con gli accostamenti visivi e semantici che ne derivano, è alimentato da un allestimento, concepito come un sistema di paraventi colorati e modulabili, disposti sui due livelli dell’Osservatorio.
Samantha De Martin - © 2017 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano