Alla GAM Manzoni la rivoluzione dei Macchiaioli
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Da sempre la saletta del Caffè Michelangiolo a Firenze era affollata di giovani artisti della vicina Accademia. Fu proprio qui che, a metà del XIX secolo, nacque il gruppo dei Macchiaioli, uniti dalla ribellione verso le convenzioni stantie dell’arte accademica e dalla ricerca di una sorta di verismo, non a caso alla ribalta, di lì a pochi anni, nel campo della letteratura. L’abitudine all’osservazione diretta della natura e alla pittura en plein air fu occasione di una scoperta rivoluzionaria, destinata a cambiare per sempre la storia dell’arte: la forma in sé non esiste, essa è solo un’impressione creata sulla retina dalla luce che, colpendo gli oggetti, invia all’occhio una serie di macchie di colore sovrapposte l’una all’altra. È il cervello umano a operare la sintesi, ricomponendo i segnali in un’unica entità. Prende le mosse di qui la mostra alla GAM Manzoni, che attraverso più di 30 capolavori indaga l’evoluzione della corrente dei Macchiaioli e la sua fortuna storica all’interno di importanti collezioni private lombarde. Tra le opere esposte ritroviamo capolavori di alcuni tra i protagonisti del movimento fin dai suoi albori: Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Giuseppe Abbati, Odoardo Borrani. Pietre miliari come Due bambine che fanno le signore, L’analfabeta e La Via del Fuoco documentano il contributo fondamentale dei Macchiaioli alla nascita della pittura moderna italiana, lasciandone intravedere i rapporti con la pittura di Gustave Courbet e della Scuola di Barbizon, oltre che con le ricerche degli Impressionisti, che di lì a poco avrebbero rivoluzionato l’arte e la percezione della realtà.
Francesca Grego - © 2017 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano