Alla Triennale il mondo inatteso di Rick Owens
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“I vestiti che creo sono la mia autobiografia. Rappresentano la calma elegante a cui aspiro e i danni che ho fatto lungo la strada. Sono un’espressione di tenerezza e di un animo furente. Sono un’idealizzazione adolescente e la sua inevitabile sconfitta”. Parola di Rick Owens, il visionario stilista californiano che dal 1994 ha rivoluzionato il senso della moda dilatandone radicalmente i confini. L’ultimo fashion designer a inventare silhouette inedite, uno dei pochi negli ultimi anni a dar vita a un universo estetico assolutamente definito, ibridando forme e materiali tratti dal mondo organico con ispirazioni da film post-apocalittici. Qualcuno ha sostenuto che i suoi abiti fossero più adatti alle sale di un museo che a un guardaroba. Detto fatto: in Triennale arriva la prima retrospettiva dedicata allo stilista di Porterville. Subhuman Inhuman Superhuman è un tuffo nelle singolari atmosfere di Owens: abiti, arredi, accessori, pubblicazioni e opere grafiche sono gli astri di una galassia inattesa, punto di incontro tra il passato più remoto e il futuro meno prevedibile. A completare la selezione curata e messa in scena dallo stesso designer, la sua prima grande scultura, un’installazione che percorre l’intero spazio espositivo mettendo insieme cemento, gigli, sabbia dell’Adriatico e capelli dello stilista.
Francesca Grego - © 2018 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano