A Brera Sguardi Divertiti
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Il movimento, la mutazione, il caso, il provvisorio come agenti di “un magnifico stupore” sono alla base dell’arte di Grazia Varisco. Che si tratti di creare opere su carta o sculture, la sua immaginazione si traduce in segni grafici di straordinaria efficacia. Alla pioniera dell’arte programmata degli anni Sessanta e tuttora infaticabile sperimentatrice, l’Accademia di Belle Arti di Brera rende omaggio con una mostra che ne esplora l’intera ricerca, svelando i molteplici orientamenti del suo itinerario creativo. Allieva di Guido Ballo, Lucio Fontana - che acquistò il suo primo lavoro - e Bruno Munari, unica donna nel leggendario Gruppo T, da più di 60 anni Grazia Varisco indaga gli intoppi della percezione, lo spazio, l’inganno dei sensi e della mente attraverso le variazioni di immagini in sequenza. Accade nei noti Quadri comunicanti, in Random walks by random numbers del 1972-74 come negli Gnomoni di dieci anni dopo, ispirati alle meridiane e ai chiaroscuri del Sud. “Alla base delle mie opere c’è sempre una poetica del quotidiano”, ha spiegato l’artista: “In Sicilia mi accorsi di quanto le ombre fossero più presenti e vivide rispetto al Nord. Ne rimasi affascinata. E quando realizzai la grande scultura Gnomoni e vidi che i bambini giocavano con le sagome nere scavalcandole, fu una conferma delle mie sensazioni”. Infinito serbatoio di visioni impreviste, per la Varisco l’arte è il luogo degli “sguardi divertiti”, come recita il titolo della mostra: dove l’ambivalenza, l’imponderabile, la deviazione dalle attese definiscono un gioco dalle mille soluzioni.
Francesca Grego - © 2018 ARTE.it per Bvlgari Hotel Milano