Salgado: istantanee dal deserto in fiamme
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"Era come affrontare la fine del mondo, un mondo intriso di nero e di morte". È così che Sebastião Salgado ha descritto la catastrofe ambientale più impressionante dell’ultimo scorcio del XX secolo. Era il 1991 quando i soldati iracheni incendiarono 600 pozzi di petrolio per ostacolare l’avanzata della coalizione guidata dagli USA in Kuwait. Incredulo e sgomento, Salgado fu il primo a intuire le proporzioni del disastro e a catturarne gli scenari apocalittici. Tra esalazioni tossiche e un calore che deforma gli obiettivi, il fotografo brasiliano realizza un reportage secco e potente. Nei suoi inconfondibili bianchi e neri, enormi colonne di fuoco e fumo salgono verso il cielo. La marea scura del petrolio inghiotte il deserto, impastando di sé paesaggi, corpi umani e animali. I vigili del fuoco si adoperano nello sforzo disperato di limitare i danni sfidando il pericolo e lo stordimento. Pubblicata su The New York Times Magazine, la serie meritò l’Oskar Barnack Award per la migliore fotografia sulla relazione tra uomo e ambiente. A distanza di 25 anni, Salgado è tornato sul proprio lavoro arricchendolo di immagini inedite. Perché un "disastro innaturale così enorme" serva da monito per il presente e per il futuro.
Francesca Grego - © 2017 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano