L’History of Art di Gavin Turk alla Galleria Scognamiglio
#Art

Giochi di parole e calembour per titoli, oggetti inutili o scartati, trasformati in preziosi, e su tutto la firma dell’artista, brand d’effetto, che fa volare l’opera. Spiazza così Gavin Turk, portando alla Galleria Scognamiglio la sua History of Art e insieme il “mito” dell'artista e lo statuto iconico dell'opera d’arte, con i suoi interrogativi importanti sull’originalità di un’opera, sulla paternità del maestro e sul suo valore di mercato. Riflettendo sull'autenticità dell’opera d’arte, ma anche sulla capacità che il suo valore ha di influenzarne il significato e la percezione, l’artista inglese trae ispirazione dai lavori dei colleghi moderni, da Boetti a Duchamp, da Fontana a Magritte. In una sorta di “riciclaggio” della storia dell’arte, in un gioco che offre il destro per interpretare creando oggetti nuovi, Turk utilizza i lavori dei maestri che hanno rivoluzionato il concetto di opera d’arte, semplificandoli a puri cliché stilistici, a stereotipi che assurgono a marchio di fabbrica. Nel dare nuova forma a simboli, ormai consolidati, della storia dell’arte, li unisce al suo sentire personale, dando vita a qualcosa di inedito. Come nel caso di Widower, ispirata da un lato alla Fresh Widow di Duchamp, e dall’altro da The Key to Dreams di Magritte. Quest'ultima è stata usata come copertina del celebre libro di John Berger Ways of Seeing, in cui l’autore sosteneva che la nostra percezione è governata da ciò che conosciamo e che crediamo, piuttosto che da ciò che è veramente “reale”. E Turk, per l’invito alla mostra, ha creato una risposta alla copertina di Berger, con la volontà di suscitare domande sull'arte e sul rapporto di questa con la realtà e con il pensiero.
Samantha De Martin - © 2017 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano