Indirizzo: D10, 798 East Street 798 Art District, 2 Jiuxianqiao Road, Chaoyang District
La natura qui non è scenario ma agente: invade il quadro, scardina la gerarchia tra chi guarda e ciò che è guardato, ingloba l’umano invece di opporglisi. Rebekka Steiger, dopo lunghi periodi in Asia, affila il lessico: gesti rapidi, velature liquide, materie che oscillano tra tempera, inchiostri e acrilico. Il racconto non è illustrato: è insinuato, come un presagio. Il suo immaginario si accende quando la volpe affiora: non animale docile, ma figura liminale che nella tradizione dell’Est assume poteri cangianti e seduttivi. Echi di corti imperiali e di cacce alle streghe europee scorrono sotto pelle; la storia dei corpi marginalizzati s’infila nei pigmenti e crea una frizione produttiva. Altrove un cavaliere senza volto definito avanza contro un groviglio di corolle: l’eroe e il mazzo sembrano ruoli fissi, poi la distanza si ribalta, i fiori si serrano come un predatore, il destriero si moltiplica, il movimento diventa ambiguità. Il viaggio orienta anche la materia del paesaggio: un deserto reale si trasfigura in luogo onirico, più vicino alla memoria che alla mappa. Steiger non ripete i miti: li smonta e li rimonta in figure proteiformi, dove predatore e preda, conquista e fragilità si specchiano fino a confondersi. Ne esce una pittura che rifiuta letture univoche e indebolisce il vecchio binario natura/cultura, proponendo piuttosto un campo di forze instabile - e necessario - in cui l’umano non è il centro, ma una corrente tra le altre.
Una selezione di oltre 200 manufatti, tra specchi di bronzo, statuette, ceramiche, dipinti e opere di calligrafia, raccontano l'estetica, la ritualità e gli aspetti culturali dell'arte cinese lungo un arco temporale di duemila anni.