Viaggio tra gli esuli attraverso l’obiettivo di Leila Alaoui

Viaggio tra gli esuli attraverso l’obiettivo di Leila Alaoui
#Exhibitions

Ya Rayah (O, tu che parti) è il titolo preso a prestito da una canzone algerina degli anni '70 scritta da Dahmane El Harrachi quando Leila Alaoui non era ancora nata, a Parigi nel 1982. La mostra si apre con la serie fotografica Les Marocains, frutto di un viaggio attraverso il Marocco con il supporto di uno studio mobile, che intreccia un ritratto intimo e multiforme di un Paese attraverso i suoi abitanti. Volti di donne e uomini, arabi e berberi, anziani e bambini che compongono un mosaico di culture, tradizioni ed estetica differenti, si affiancano ai ritratti del giovane marocchino in cerca di un passaggio in Europa, protagonista del primo progetto fotografico di Alaoui, No Pasara. Ci sono anche i migranti africani subsahariani alla ricerca di una vita migliore dall'altra parte del Mediterraneo, immortalati nella serie Crossings e le immagini video de L'Île du Diable, progetto incompiuto dedicato ai lavoratori immigrati della vecchia fabbrica Renault a Boulogne-Billancourt. In bilico costante tra il documentario e l'arte visiva, il lavoro di Leila Alaoui è promosso dalla Fondazione che porta il suo nome, creata dopo la sua prematura scomparsa avvenuta a causa degli attacchi terroristici a Ouagadougou nel gennaio 2016, dove si trovava con Amnesty International per difendere i diritti delle donne in Burkina Faso.
Silvia Sole - © 2019 ARTE.it per Bulgari Hotel Beijing