Indirizzo: D10, 798 East Street 798 Art District, 2 Jiuxianqiao Road, Chaoyang District
Cosa succede quando la scultura smette di essere oggetto e diventa sistema? Nelle opere di Yang Mushi il metallo sembra trattenere un conflitto invisibile: strutture rigorose, superfici saldate, frammenti che si incastrano con precisione quasi industriale e tuttavia restano leggermente fuori asse, come se la materia stessa resistesse all’ordine. Alla Galerie Urs Meile, la mostra Crisscross trasforma lo spazio neutro della galleria in un campo di forze dove geometrie, materiali riciclati e installazioni partecipative interrogano il rapporto tra disciplina sociale e libertà individuale. Le sculture nascono da migliaia di frammenti metallici recuperati da edifici, cantieri e strade urbane: Yang li smonta, li ricompone e li salda fino a creare strutture che appaiono stabili ma vibrano di un’instabilità latente. È una metafora potente della vita contemporanea, dove le strutture che organizzano la società - istituzioni, lavoro, architetture urbane - definiscono i corpi e i comportamenti, ma non riescono mai a cancellare del tutto l’individualità. In alcune opere, il linguaggio stesso diventa materia. Slogan nati nella cultura digitale cinese si trasformano in oggetti metallici che occupano lo spazio con un’ironia quasi aggressiva, evocando la pressione competitiva e l’ansia generazionale che attraversano la società contemporanea. Altrove l’arte si fa gioco - o meglio, prova fisica. In Ping Pong – Beijing Moment il pubblico è invitato a giocare a ping pong in ginocchio davanti ad una rete metallica insolitamente alta, mentre un orologio scorre all’indietro: una partita impossibile che trasforma lo sport in allegoria delle regole invisibili che governano la vita sociale. Nel mondo di Yang Mushi l’ordine non è mai definitivo. È una struttura fragile, continuamente messa alla prova dall’energia di chi la abita.