Arte come antidoto della solitudine

Arte come antidoto della solitudine
#Exhibitions

La personale di He Xiangyu, artista che vive e lavora tra Pechino e Berlino, presenta tre diverse tipologie di lavori che invitano lo spettatore a confrontarsi con le tematiche principali affrontate in una carriera di grande successo sia in Cina che all’estero. Hard Palate non è solamente il titolo della mostra, ma anche della serie omonima su cui l’artista lavora in maniera continuativa dal 2012. Ispirata a un’esperienza personale di incomunicabilità dovuta alla barriera linguistica, la serie è una riflessione dalla valenza universale su quanto talvolta l’incapacità di comunicare sia inevitabile, anche tra persone molto vicine. L’opera d’arte che ne scaturisce è antidoto, resistenza e cura per il disagio causato dalla propria solitudine. Il rimando alla cavità orale, come luogo in cui si esplica il senso di incomunicabilità, è presente anche in questa personale, seppure in maniera più metaforica rispetto ad altri interventi come quello alla Biennale di Venezia del 2019. I grandi lavori della serie rimandano a un’enorme bocca che inghiotte lo spettatore, se visti nel loro insieme intricato di linee e colori. Ai nuovi lavori di questa serie si affianca Asian Boy - rimando al Little Boy che 75 anni fa cambiò il mondo - il ritratto di un bambino in acciaio inossidabile colto nel gesto di aprire qualcosa, come l’artista sostiene una lattina di Coca Cola invisibile, sfuggitagli dalle mani e che lo lascia in costante attesa. Il video Terminal 3, invece, pone in contatto la sfera spirituale e quella quotidiana nei gesti di un giovane africano che studia da acrobata in Cina.
Manuela Lietti - © 2020 ARTE.it per Bulgari Hotel Beijing