L'archivio che vive nella memoria

L'archivio che vive nella memoria
#Exhibitions
Ahmad Tallaa, Unitilted, 2026 | Courtesy © Ahmad Tallaa

Ogni vita lascia tracce. Non soltanto nei ricordi o nelle fotografie, ma anche nei corpi, nei volti, nei gesti e negli oggetti che attraversano il tempo insieme a noi. È da questa idea che nasce The Living Archive, la nuova mostra personale dell'artista siriano Ahmad Tallaa alla Firetti Contemporary di Dubai. Per Tallaa, l'archivio non è una raccolta di documenti da conservare, ma un organismo vivente in continua trasformazione. Ogni esperienza lascia un segno, ogni ferita modifica la materia, ogni passaggio del tempo riscrive l'identità. Le opere raccolte in mostra diventano così una riflessione su ciò che resta dell'esistenza quando la memoria smette di essere soltanto un fatto mentale e si imprime sulle superfici del mondo. Il percorso prende avvio da una serie di libri d'artista realizzati a mano con materiali riciclati e tele grezze. Da queste pagine nasce l'intero progetto espositivo, che si sviluppa attraverso grandi ritratti costruiti con sabbia raccolta negli Emirati Arabi Uniti, pigmenti, polvere di gesso e acrilico. I volti sembrano emergere lentamente dalla superficie della tela, come reperti riportati alla luce dopo un lungo lavoro di scavo. Crepe, abrasioni e stratificazioni non sono trattate come difetti, ma come testimonianze del tempo trascorso. L'idea dell'archivio si estende anche alle installazioni realizzate con pannelli di legno recuperato, sulle quali lineamenti appena accennati affiorano ai limiti della visibilità. Più che mostrarsi apertamente, questi volti chiedono allo spettatore di essere cercati. Lo stesso accade nelle sculture in gesso dedicate a figure addormentate, sospese tra quiete e dissoluzione, presenza e assenza. Nato a Damasco e oggi attivo negli Emirati Arabi Uniti, Ahmad Tallaa sviluppa da anni una ricerca profondamente legata ai temi della memoria, dello sradicamento e della trasformazione. La sua pratica è costruita su materiali poveri e processi artigianali che attribuiscono alla materia la stessa importanza dell'immagine. Le superfici vengono graffiate, ricostruite e nuovamente consumate, fino a trasformarsi in depositi di esperienze più che in semplici rappresentazioni. Ad accompagnare la mostra è una citazione del poeta siriano Adonis: "Non sono colui che sono. Sono colui che divento". È forse questa la chiave dell'intero progetto. The Living Archive non racconta il passato come qualcosa di concluso, ma come una presenza che continua ad agire nel presente. L'archivio, suggerisce Tallaa, non è ciò che conserviamo in uno scaffale, ma ciò che continuiamo a portare dentro di noi.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Resort Dubai