Mille sorprese e un toast: Martin Creed a Savile Row

Mille sorprese e un toast: Martin Creed a Savile Row
#Art

Nel 2001, quando Martin Creed vinse il Turner Prize, furono in molti a gridare allo scandalo. La sua installazione Work No.227. The lights going on and off - una stanza vuota in cui le luci si accendono e si spengono ritmicamente - catalizzò lanci di uova e riflessioni apocalittiche sul destino dell’arte. E la sorpresa fu altrettanto grande alle Olimpiadi di Londra, inaugurate ufficialmente dalla musica di Work No.1997: tutte le campane del Regno Unito suonarono ininterrottamente per tre minuti, compreso il Big Ben. Con automobili che si avviano da sole, stanze che traboccano di palloncini, neon impazziti, toast spalmati di oro e bronzo, sorveglianti che suonano il piano con un dito, Creed mostra quanto il nonsense possa svelare della realtà. Di fronte alla sua incoercibile voglia di spiazzarci, possiamo fare un passo indietro oppure stare al gioco: in tal caso girare tra le opere dell’artista britannico diventa un’esperienza di divertimento e meraviglia, come in un teatro in slow-motion in cui addentrarsi liberamente. Accade questo da Hauser & Wirth, dove è in corso l’ultima mostra di Creed: un nuovo esercizio di irriverenza praticato indifferentemente attraverso video e sculture, arazzi o dipinti, disegni e performance. Tra Difficult Thoughts per cui sbattere la testa contro un muro di siepi e teche che contengono oggetti privi di senso, come in una parodia dell’allestimento museale.
Francesca Grego - © 2019 ARTE.it per Bulgari Hotel London