Ana Mendieta, il corpo e la terra

Ana Mendieta, il corpo e la terra
#Exhibitions
Ana Mendieta, Untitled, 1973 | © The Estate of Ana Mendieta Collection, LLC | Licensed by Artist Rights Society (ARS), New York / DACS, 2026 | Courtesy Marian Goodman Gallery / Alison Jacques, London

Ci sono artisti che osservano la natura e altri che scelgono di entrarvi, fino quasi a scomparire. È il caso di Ana Mendieta, protagonista della grande retrospettiva che la Tate Modern dedica, a oltre quarant'anni dalla sua scomparsa, ad una delle figure più radicali dell'arte del Novecento. Nata a Cuba nel 1948 e cresciuta negli Stati Uniti dopo l'esilio, Mendieta ha trasformato la propria biografia in una ricerca artistica dove identità, memoria e appartenenza si intrecciano con la terra, il fuoco, l'acqua e la pietra. Le sue celebri Siluetas - impronte del corpo tracciate nella sabbia, nel fango o tra le foglie e destinate a dissolversi - sono diventate immagini iconiche della performance e della Land Art, ma soprattutto raccontano il desiderio di ricucire un legame spezzato con le proprie origini. La mostra londinese riunisce oltre cento opere tra fotografie, film, sculture e lavori raramente esposti, seguendo un percorso che restituisce la sorprendente attualità della sua ricerca. Molto prima che si parlasse di ecologia, identità o rapporto tra corpo e paesaggio, Mendieta aveva già fatto di questi temi il centro del proprio lavoro, senza trasformarli in dichiarazioni programmatiche. Le sue opere hanno piuttosto la forza silenziosa del rito: gesti minimi, destinati a svanire, ma capaci di lasciare un segno nella memoria. Più che rileggere la vicenda personale dell'artista, la Tate sceglie di riportare al centro la sua opera. E il risultato è la riscoperta di un linguaggio che continua a parlare al presente, ricordando come il corpo possa essere non solo un soggetto da rappresentare, ma un luogo in cui storia, natura e identità tornano ad incontrarsi.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel London