E' sempre tempo di Wimbledon

E' sempre tempo di Wimbledon
#Sport
Courtesy www.wimbledon.com

Tra il 29 giugno e il 12 luglio 2026 Londra torna al suo rituale più riconoscibile: Wimbledon. Il torneo più antico del tennis, nato nel 1877, resta il punto di equilibrio tra tradizione e competizione contemporanea, l’unico Slam ancora giocato sull’erba e quello che continua a essere considerato il più prestigioso del circuito. L’edizione 2026 introduce anche un segnale di cambiamento: per la prima volta verrà adottato il sistema di video review, segno di un adattamento lento ma inevitabile alle tecnologie già presenti negli altri Major. Sul piano sportivo, il torneo si inserisce in una fase di transizione generazionale già avviata. Jannik Sinner e Carlos Alcaraz rappresentano i due poli principali del tennis maschile contemporaneo, con caratteristiche diverse ma complementari: solidità e continuità da un lato, capacità di accelerazione e variazione dall’altro. Accanto a loro restano protagonisti giocatori come Novak Djokovic, ancora competitivo sull’erba, e una nuova generazione che cerca spazio in un contesto sempre più aperto. Wimbledon resta però un torneo che non si lascia ridurre ai nomi. La superficie impone un gioco specifico, più rapido, dove il tempo di reazione si accorcia e la precisione diventa decisiva. È su questi campi che si sono costruite alcune delle partite più rilevanti della storia del tennis: le finali tra Björn Borg e John McEnroe negli anni Ottanta, il lungo dominio di Roger Federer, le sfide con Rafael Nadal che hanno ridefinito il rapporto tra potenza e controllo sull’erba. A Wimbledon la dimensione sportiva convive con un sistema di codici che non ha equivalenti: il bianco obbligatorio per i giocatori, l’assenza quasi totale di pubblicità, il pubblico distribuito tra Centre Court e file interminabili per accedere ai campi secondari. Elementi che contribuiscono a costruire un’immagine riconoscibile, dove il torneo mantiene una distanza formale dal resto del circuito. Nel calendario ATP, Wimbledon resta un punto di riferimento. Non solo per il valore dei punti e del titolo, ma per la sua capacità di definire un’idea di tennis che resiste nel tempo: tecnica, concentrazione, controllo. Più che un torneo, un contesto in cui il gioco si misura con la propria storia.
Paolo Mastazza - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel London