Le città immaginarie di Sarah Morris

Le città immaginarie di Sarah Morris
#Exhibitions
Sarah Morris. Snow Leopards and Skyscrapers | Courtesy White Cube Mason’s Yard

Le città di Sarah Morris non hanno skyline riconoscibili. Sono sistemi. Griglie, segmenti, campiture lucide e colori netti costruiscono superfici che sembrano fredde, quasi impersonali, eppure parlano di potere, finanza, cultura mediatica. La nuova mostra alla White Cube Mason’s Yard conferma la coerenza di una ricerca che da oltre trent’anni attraversa pittura e cinema per interrogare la forma della globalizzazione. Sarah Morris lavora sull’astrazione come se fosse un linguaggio architettonico. I suoi dipinti, realizzati con vernici industriali ad alta brillantezza, non rappresentano edifici ma ne assorbono la logica. Ogni tela sembra un diagramma: frammenti che si incastrano come facciate di vetro, pannelli, schermature. L’effetto è quello di una mappa mentale in cui la città si riduce a struttura, a codice. Accanto ai dipinti, i film introducono una dimensione narrativa che non è mai puramente documentaria. La macchina da presa scivola tra uffici, strade, interni, cogliendo dettagli che sfuggono allo sguardo distratto. Non c’è commento esplicito, ma un montaggio che suggerisce connessioni tra finanza, spettacolo, amministrazione, cultura. Le immagini non denunciano, piuttosto espongono il funzionamento di un sistema. Il titolo della mostra evoca una tensione tra natura e verticalità urbana, tra ciò che resta selvatico e ciò che è organizzato secondo logiche economiche. Nei dipinti questa tensione si traduce in un equilibrio instabile tra controllo e frammentazione. Le superfici sono perfette, ma la composizione non concede un centro. Lo sguardo è costretto a muoversi, a cercare un ordine che continuamente si sottrae. Lontana dall’espressionismo e dalla gestualità, Morris costruisce un’astrazione che non è evasione ma analisi. Le sue tele funzionano come schemi di lettura delle metropoli contemporanee, dove l’identità dei luoghi si dissolve in reti transnazionali.
Paolo Mastazza - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel London