Shao Fan, tradizione e contemporaneità senza mediazioni

Shao Fan, tradizione e contemporaneità senza mediazioni
#Art
Shao Fan, Fruit, 2024 | Courtesy © Shao Fan

Un lavoro di lunga durata, costruito su una relazione diretta con la tradizione culturale cinese, arriva a Londra con la prima mostra personale nel Regno Unito di Shao Fan alla White Cube Mason’s Yard. L’esposizione riunisce una serie di dipinti realizzati con inchiostro su carta di riso, tecnica che l’artista utilizza come struttura operativa più che come citazione formale. Nato a Pechino nel 1964, Shao Fan si forma all’interno di un contesto familiare legato all’arte accademica. I genitori, entrambi docenti alla Central Academy of Fine Arts, gli trasmettono una pratica pittorica precoce e un rapporto diretto con la tradizione materiale, rafforzato dalla presenza in casa di mobili della Dinastia Ming. Questo elemento diventerà centrale nel suo lavoro, che negli anni Novanta si estende dalla pittura alla scultura, fino alla trasformazione di arredi storici in oggetti contemporanei. La mostra londinese si concentra sulla produzione più recente. I soggetti - animali, frutti, elementi naturali - sono trattati con una riduzione estrema dei mezzi. Il segno è controllato, la superficie quasi vuota. Non si tratta di rappresentazione naturalistica, ma di un processo di sottrazione che mira ad isolare una forma essenziale. Il punto non è il riferimento alla tradizione, ma il suo uso come sistema attivo. L’inchiostro su carta non viene impiegato come linguaggio identitario, ma come dispositivo che permette di mettere in relazione tempi diversi. Elementi della cultura visiva occidentale emergono senza dichiarazione esplicita, in una costruzione che evita la distinzione tra citazione e continuità. Il lavoro di Shao Fan si sviluppa su questa tensione. Da un lato una pratica lenta, legata alla concentrazione e alla ripetizione, dall’altro una riflessione sullo statuto dell’immagine contemporanea. La mostra non propone una narrazione, ma una condizione: l’immagine come punto di equilibrio tra permanenza e trasformazione.
Paolo Mastazza - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel London