Alla Royal Opera House di Londra torna uno dei titoli più amati del repertorio pucciniano. La Turandot diretta da Andrei Șerban riporta in scena un classico che non smette di affascinare per la sua forza drammatica e la sua visionarietà. Ambientata in una miticao Pechino fuori dal tempo, l’opera racconta la storia della principessa che sfida a morte i suoi pretendenti con tre enigmi impossibili. Chi non sa rispondere viene giustiziato, finché un principe sconosciuto, Calaf, decide di affrontare la prova spinto da un amore tanto audace quanto irrazionale. La regia di Șerban, con le scenografie di Sally Jacobs, mescola suggestioni orientali e ritmo teatrale occidentale, in una costruzione visiva di grande impatto. Il palcoscenico si trasforma in un labirinto simbolico dove il gelo di Turandot si contrappone alla pietà di Liù e alla passione di Calaf. I costumi, ricchi di contrasti cromatici, amplificano il senso di fiaba crudele che accompagna tutta la vicenda. Sul piano musicale, la produzione si affida alla potenza lirica di interpreti di prim’ordine. Nei ruoli principali si alternano Anna Netrebko, Maida Hundeling e Anna Pirozzi come Turandot, mentre Calaf è interpretato da Yusif Eyvazov, Arsen Soghomonyan e Roberto Alagna. Il repertorio di arie indimenticabili, da Signore, ascolta celebre Nessun dorma, conferma la capacità di Puccini di fondere intensità emotiva e tensione orchestrale. La versione eseguita include il finale completato da Franco Alfano dopo la morte del compositore. Con una durata di circa due ore e cinquanta minuti, Turandot rimane un’esperienza totale, che unisce tragedia, spettacolo e poesia visiva. L’allestimento di Șerban, ormai un riferimento nella storia recente del teatro d’opera, restituisce tutta la grandezza di un capolavoro che continua ad interrogare il pubblico sul mistero del desiderio e sul prezzo dell’amore.
Alla National Gallery di Londra, una mostra sorprendente riporta al centro dell’attenzione uno dei più enigmatici protagonisti della pittura inglese del Settecento, George Stubbs, esplorando la sua rivoluzione silenziosa nella rappresentazione del cavallo, animale che diventa per l’artista molto più di un simbolo di status o di eleganza aristocratica.
Alla Wallace Collection di Londra arriva per la prima volta nel Regno Unito il famoso dipinto di Caravaggio, in dialogo con sculture antiche della collezione Giustiniani. Una mostra che intreccia sensualità e potere, luce e materia, riscoprendo la sfida tra pittura e scultura nella Roma del Seicento.
Marie Antoniette: La regina dello stile che non passa mai di moda
Con oltre 250 opere, dai gioielli personali agli abiti di corte, fino a creazioni di Dior, Chanel e Vivienne Westwood, l’esposizione racconta l’influenza duratura di Maria Antonietta su moda, arti decorative e cultura visiva.
La mostra racconta l’incontro tra il regno hawaiano e la Gran Bretagna attraverso viaggi, simboli e memorie. Mantelli di piume, sculture sacre e opere contemporanee dialogano per restituire la voce di un popolo che ha attraversato il Pacifico e la storia.