Un grandangolo su Steve McQueen

Un grandangolo su Steve McQueen
#Art

Ha ricevuto il Turner Prize nel 1999 e da allora ha scelto una strada creativa personalissima e coraggiosa. Artista poliedrico, Steve McQueen ha dato vita ad alcune tra le più innovative installazioni video per le gallerie d’arte, così come diretto film acclamati da critica e pubblico come Hunger nel 2008, Shame nel 2010, 12 Years a Slave nel 2013 e Widows nel 2018, tutti simbolo di un approccio pionieristico al cinema e alla sua espressività. Esposte nelle sale del museo anche opere intime, come Exodus (1992-1997), primo cortometraggio di McQueen girato con la telecamera Super 8. In questo racconto cinematografico ci sono tematiche a lui care come quella delle migrazioni e del melting-pot londinese. Ma lo sguardo del creativo va oltre la sua città e arriva ad indagare anche le condizioni di lavoro dei minatori in Sudafrica con Western Deep. La sensibilità di McQueen scava dentro le pieghe delle vicende storiche. Come in Ashes, dove racconta di un giovane pescatore incontrato a Grenada nel 2002 e ucciso dai trafficanti di droga l’anno seguente. A dimostrazione della sua feconda creatività, in mostra ci sono anche l’installazione Weight (2016), esposta per la prima volta nella prigione di Reading Gaol, ora chiusa, dove anche Oscar Wilde fu detenuto. Quest’opera, ovvero una zanzariera-baldacchino placcata d’oro e drappeggiata su un letto a castello della prigione, mostra la distanza tra corpo e anima, tra la reclusione e la redenzione possibile grazie all’immaginazione.
Vittoria Giusti - © 2020 ARTE.it per Bulgari Hotel London