Arte o fantascienza? Heather Phillipson alla Tate Britain

Arte o fantascienza? Heather Phillipson alla Tate Britain
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L’artista britannica Heather Phillipson trasforma le monumentali Duveen Galleries in un paesaggio distopico: creature mutanti costruite con scarti tecnologici colonizzano gli spazi della Tate Britain grazie ad un audace progetto realizzato su commissione. Suoni, colori e installazioni in movimento disegnano “un ambiente pre-post-storico”, come lo definisce l’autrice, producendo sensazioni discordanti. Serbatoi di vecchi aerei, enormi nuvole dipinte a mano, bombole del gas che risuonano come campane, occhi di animali che lampeggiano su uno schermo, giganteschi arieti di cartapesta sono alcune delle apparizioni pronte a sorprenderci lungo il percorso. Colori diversi segnano il passaggio tra differenti territori, ma l’effetto cercato è lo stesso: “coltivare l’estraneità per generare un’esperienza estatica” sempre “sull’orlo del collasso”. Tra le numerose commissioni pensate per le neoclassiche Duveen Galleries, Rupture No 1: Blowtorching the Bitten Peach è probabilmente quella che ha portato il cambiamento più radicale. In mostra contemporaneamente al Fourth Plynth di Trafalgar Square con il progetto The End e alla Biennale di Shanghai con l’installazione Music for Rats, Phillipson fonde video, scultura, poesia e musica in vaste opere multimediali che definisce esperimenti di pensiero quantistico. “Sono lieto di avere alla Tate Britain questo ambizioso progetto”, ha dichiarato il direttore del museo Alex Farquharson: “Attraverso una stratificazione unica di immagini, trame e suoni, Heather Phillipson offre ai visitatori un'esperienza indimenticabile. Il pianeta parallelo che ha creato ci incoraggia a guardare il nostro sotto una nuova luce”.
Francesca Grego - © 2021 ARTE.it per Bulgari Hotel London