Al British Museum protagonista l’Artico

Al British Museum protagonista l’Artico
#Exhibitions

Accoglie 4 milioni di persone, inclusi 400.000 indigeni appartenenti a ben 40 gruppi etnici differenti, che praticano la caccia, la pesca e l'allevamento delle renne. Eppure, come prevedono gli scienziati, tra 80 anni sarà completamente sgombro dei suoi ghiacci, a causa dei drammatici e inesorabili mutamenticlimatici che cambieranno la vita e le abitudini dei suoi abitanti, e non solo. Benvenuti al Circolo Polare Artico, la regione più settentrionale al mondo, l’angolo ai confini della terra, dove gli esseri umani convivono con condizioni meteorologiche estreme. Come ci riescono? La risposta è racchiusa nel percorso di visita della prima grande mostra dedicata alla storia dell'Artico e dei suoi popoli indigeni - costretti a correre ai ripari per salvaguardare la loro cultura - letta attraverso la lente del cambiamento climatico. Ad accoglierla è il British Museum, mentre a scandire il percorso sono rari reperti archeologici, insieme a strumenti, abiti, opere d’arte che rappresentano la fotografia della vita quotidiana contemporanea e l’ingegnosità di una comunità intera. Un indumento invernale realizzato in pelliccia di caribù (renna selvaggia), illustra la relazione tra uomini e animali nell'Artico. Una slitta Inughuit fatta di narvalo, osso di caribù e pezzi di legname galleggiante, ceduta a Sir John Ross durante la sua spedizione del 1818, ricorda il primo incontro tra Inughuit ed europei. Ad accogliere il pubblico saranno anche alcune opere commissionate appositamente per la mostra. Come l’Inuksuk, un piccolo monumento fatto di pietre impilate, a forma di omino, usato come punto di riferimento dagli Inuit. O come il contributo del collettivo artistico Embassy of Imagination.
Samantha De Martin - © 2020 ARTE.it per Bulgari Hotel London