Es Devlin, dietro le quinte delle immagini del nostro tempo

Es Devlin, dietro le quinte delle immagini del nostro tempo
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Es Devlin, Egg, 2018 | Courtesy © The Design Museum | Foto: © Nikolas Koenig

Probabilmente milioni di persone hanno visto il suo lavoro senza conoscerne il nome. L'hanno incontrata durante una cerimonia olimpica, in uno stadio durante un concerto, davanti a una scenografia teatrale o all'interno di un'installazione museale. Dal 2 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 il Design Museum di Londra dedica a Es Devlin la prima grande mostra britannica sulla sua carriera. Nata nel 1971, Devlin lavora da oltre trent'anni in un territorio difficile da definire, dove teatro, arti visive, architettura temporanea e spettacolo dal vivo finiscono per sovrapporsi. La sua firma compare dietro alcuni degli eventi più seguiti degli ultimi decenni: produzioni operistiche, spettacoli teatrali, cerimonie olimpiche, Super Bowl e tournée di artisti come Beyoncé, Adele, U2 e The Weeknd. Eppure il suo lavoro sfugge spesso alla visibilità che accompagna le figure tradizionalmente associate a questi progetti. La mostra del Design Museum prova a riportare l'attenzione sul processo creativo che precede queste realizzazioni. Il percorso riunisce modelli, schizzi, taccuini, appunti, materiali preparatori e nuove installazioni concepite per l'occasione. Più che una rassegna di successi professionali, il progetto ricostruisce il modo in cui prendono forma immagini destinate ad essere viste da milioni di persone. Nel corso della sua carriera Devlin ha progressivamente ampliato il proprio campo d'azione. Se i primi lavori erano legati soprattutto al teatro e all'opera, negli ultimi anni il suo interesse si è spostato verso installazioni pubbliche e progetti partecipativi. Opere come Forest for Change, presentata nel cortile del Somerset House di Londra, o il padiglione britannico all'Expo di Dubai hanno mostrato una crescente attenzione ai temi della memoria collettiva, dell'ambiente e delle relazioni tra individuo e comunità. Questa evoluzione coincide con una trasformazione più ampia del ruolo del design e della scenografia contemporanea. Le immagini che definiscono l'immaginario pubblico non nascono più soltanto nei musei o nelle gallerie, ma anche negli stadi, negli spazi urbani, nelle piattaforme digitali e negli eventi trasmessi in diretta globale. Devlin è stata tra le prime progettiste a muoversi con naturalezza tra questi contesti, trattandoli come parti di uno stesso paesaggio visivo. La mostra londinese arriva pochi anni dopo An Atlas of Es Devlin, organizzata dal Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum di New York, e rappresenta un nuovo capitolo nella riflessione museale sul suo lavoro. Se l'esposizione americana aveva introdotto il pubblico alla vastità della sua produzione, il progetto del Design Museum si concentra maggiormente sugli strumenti e sui metodi che ne stanno alla base. Nelle sale del museo compariranno taccuini, modelli, testi annotati e macchine sceniche. Materiali che normalmente restano dietro le quinte e che qui diventano il racconto di un metodo. Un'occasione rara per osservare come prendono forma alcune delle immagini più viste del nostro tempo.
Veronica Azzari