Dalla Guyana alla Tate, la pittura di Frank Bowling

Dalla Guyana alla Tate, la pittura di Frank Bowling
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Mezzo secolo non basta a reinventare la pittura: a 85 anni suonati Frank Bowling continua a lavorare tutti i giorni, sperimentando nuove tecniche e materiali. Alla sua arte spettacolare e visionaria la Tate Britain dedica una retrospettiva in viaggio tra astrazione e memoria. In mostra serie iconiche e opere raramente viste in pubblico realizzate nell’arco di 60 anni, testimoni di una ricerca di ampio respiro. Primo artista nero a entrare nell’Accademia Reale Britannica, Bowling approdò a Londra dalla Guyana nel 1953, per unirsi a David Hockney e Ronald Brook Kitaj nel gruppo del Royal College of Art. Sempre in bilico tra una sponda e l’altra dell’Atlantico, ha saputo fondere la sua profonda conoscenza dell’arte europea con i fermenti astratti maturati oltreoceano, innestando su questo mix le proprie narrazioni personali. Dalle prime opere figurative, come Cover Girl del 1966, a Sacha Jason Guyana Dream (1989), ispirata al ritorno nel paese natale insieme al figlio Sacha, si dipana un lungo percorso di scoperta, che non esclude i lavori realizzati nell’ultimo decennio all’insegna di un esplosivo desiderio di novità. Da non perdere, i celebri, giganteschi Map Paintings, creati negli States durante le proteste per i diritti civili degli anni Sessanta e animati da nuove idee sulla Black Art, così come i Poured Paintings dove il colore cola dall’alto su superfici inclinate come “una cascata di lava”. Per arrivare all’approccio scultoreo degli anni Ottanta, che ha trasformato le tele in oggetti tattili tridimensionali ispirati al letto del Tamigi e ai maestri inglesi del paesaggio come Turner e Constable.
Francesca Grego - © 2019 ARTE.it per Bulgari Hotel London