Richard Dadd, oltre la follia

Richard Dadd, oltre la follia
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Richard Dadd, Portrait of a Young Man, 1853 | Courtesy © Tate Britain, London

Per oltre un secolo Richard Dadd è stato ricordato tanto per la sua vicenda personale quanto per i suoi dipinti. La Royal Academy di Londra prova ora a riequilibrare questo rapporto con una grande retrospettiva che riporta al centro l'opera di uno dei pittori più originali dell'età vittoriana. Nato nel 1817 a Chatham, nel Kent, Dadd entrò alla Royal Academy Schools alla fine degli anni Trenta e attirò presto l'attenzione di pubblico e critica per la precisione quasi miniaturistica del suo disegno e per la capacità di costruire immagini sospese tra realtà e immaginazione. Un momento decisivo arrivò nel 1842, quando fu invitato a partecipare ad un lungo viaggio attraverso il Mediterraneo orientale e il Medio Oriente. L'itinerario comprendeva Grecia, Turchia, Siria, Palestina ed Egitto. Come accadde a molti artisti europei dell'Ottocento, il confronto con paesaggi, architetture e culture lontane esercitò un forte impatto sulla sua immaginazione. I taccuini e gli acquerelli realizzati durante il viaggio mostrano un osservatore attento e curioso, capace di registrare dettagli architettonici e scene di vita quotidiana con straordinaria precisione. Fu però proprio durante quel viaggio che iniziarono a manifestarsi i primi gravi disturbi psichici. Al ritorno in Europa la situazione precipitò rapidamente. Dopo l'omicidio del padre, Dadd fuggì in Francia ma venne arrestato e successivamente ricoverato. Trascorse oltre quarant'anni tra il Bethlem Hospital di Londra, il celebre "Bedlam", e il manicomio criminale di Broadmoor. La mostra dedica ampio spazio ai lavori realizzati a Bethlem e Broadmoor, dove Dadd tornò ai soggetti fantastici che avevano caratterizzato la sua giovinezza. In questi anni nacquero opere come Contradiction. Oberon and Titania e soprattutto The Fairy Feller's Master-Stroke, il dipinto al quale il suo nome resta più strettamente legato. Completata dopo quasi un decennio di lavoro, la tela presenta una folla di personaggi minuscoli immersi in una vegetazione fittissima, colti nell'attimo che precede un gesto apparentemente insignificante ma carico di tensione narrativa. L'esposizione ricorda anche un aspetto meno noto della sua permanenza negli ospedali. Dadd non lavorò in isolamento. Realizzò ritratti di medici e funzionari, progettò scenografie per il teatro di Broadmoor e disegnò persino attestati e certificati destinati al personale. La sua attività creativa rimase quindi strettamente intrecciata alla vita quotidiana delle istituzioni che lo ospitavano. Negli ultimi decenni la figura di Dadd è stata progressivamente sottratta alla semplice curiosità biografica. Storici dell'arte, scrittori e artisti contemporanei hanno iniziato a leggerne l'opera come una delle espressioni più originali dell'immaginazione vittoriana, in dialogo con il Romanticismo, il Simbolismo e alcune sensibilità che sarebbero emerse soltanto molti anni dopo. Il titolo della mostra, Beyond Bedlam, suggerisce proprio questo cambio di prospettiva. Non ignorare la malattia mentale che segnò la sua esistenza, ma andare oltre la sua dimensione aneddotica.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel London