Le geometrie di Dóra Maurer, dall’Ungheria socialista all’Europa di oggi

Le geometrie di Dóra Maurer, dall’Ungheria socialista all’Europa di oggi
#Art

Dinamismo, trasformazione, percezioni e geometrie sono le costanti del lavoro di Dóra Maurer, artista ungherese cresciuta negli ambienti underground ai margini del regime socialista. La Tate Modern presenta la sua prima personale in terra britannica: un concentrato vivace e variegato delle sperimentazioni di una vita, collegate con importanti esperienze in tutta Europa e di grande influenza su generazioni di artisti. Dalla grafica, suo primo amore negli anni Cinquanta, Maurer ha gradualmente allargato il campo d’azione verso la fotografia e l’immagine in movimento, fino alle ricerche sulla pittura che la impegnano ancora oggi coerentemente con l’originario spirito da neo-avanguardia. Circa 35 opere esemplificano nel percorso londinese il carattere giocoso e concettuale del suo lavoro: dalla sfida verso i limiti del mezzo grafico a una pittura astratta, geometrica e coloratissima, passando per video e scatti che negli anni Sessanta dovettero apparire coraggiosamente innovativi. Sullo sfondo, i fermenti della comunità di artisti, poeti e musicisti con cui Maurer visse in simbiosi negli anni del Socialismo, tra riviste semi-clandestine e appartamenti usati come spazi espositivi. Per arrivare infine ai lavori più recenti, molti dei quali inediti nel Regno Unito: come Stage II del 2016, un pannello dipinto lungo ben sei metri le cui vivaci cromie sembrano fluttuare ritmicamente in uno spazio tridimensionale.
Francesca Grego - © 2019 ARTE.it per Bulgari Hotel London