Per molto tempo il nome di Wanda Wulz è stato associato quasi esclusivamente ad una fotografia. Io + gatto, il celebre autoritratto del 1932 ottenuto attraverso la sovrapposizione del volto dell'artista e di quello del suo gatto, è diventato una delle immagini più riconoscibili dell'avanguardia fotografica italiana. Ma la storia delle sorelle Wanda e Marion Wulz è molto più ampia. Dal 16 settembre al 20 dicembre 2026 la Estorick Collection di Londra dedica loro una grande mostra, Wanda and Marion Wulz: Avant-Garde Photography in 20th-Century Italy, che ricostruisce il percorso di due figure centrali nella fotografia italiana del Novecento. Organizzata in collaborazione con la Fondazione Alinari per la Fotografia, l'esposizione non si limita a presentare le opere più note delle due fotografe, ma racconta anche la storia di una famiglia che per oltre un secolo ha documentato la vita di Trieste. Tutto inizia con Giuseppe Wulz, che apre il suo atelier nella seconda metà dell'Ottocento. L'attività viene poi proseguita dal figlio Carlo e infine dalle nipoti Wanda e Marion, che nel 1928 ereditano lo studio di famiglia trasformandolo in uno dei punti di riferimento della vita culturale cittadina. Trieste non è un dettaglio secondario di questa vicenda. Porto dell'Impero austro-ungarico, città di confine e crocevia di culture, tra la fine dell'Ottocento e il Novecento rappresenta uno degli ambienti più dinamici dell'Europa centrale. Le fotografie delle sorelle Wulz restituiscono questo mondo in trasformazione attraverso ritratti, vedute urbane, immagini di artisti, danzatrici, atleti, scrittori e professionisti che animavano la vita della città. Accanto all'attività professionale, però, le due sorelle sviluppano una ricerca personale che le colloca all'interno delle principali correnti della modernità fotografica. Nei loro lavori la fotografia diventa uno strumento di costruzione dell'identità, di sperimentazione formale e di osservazione dei cambiamenti sociali che attraversano il primo Novecento. In particolare, Wanda utilizza tecniche come sovraimpressioni, fotomontaggi e fotodinamismo, avvicinandosi alle ricerche delle avanguardie europee. Il momento decisivo arriva nel 1932, quando Wanda partecipa alla Mostra Nazionale di Fotografia Futurista organizzata proprio a Trieste. L'incontro con Filippo Tommaso Marinetti la porta a confrontarsi direttamente con il Futurismo, movimento al quale aderirà realizzando alcune delle sue opere più sperimentali. È in questo contesto che nasce Io + gatto, immagine destinata a diventare un'icona della fotografia del Novecento. Attraverso la fusione tra volto umano e animale, Wanda costruisce un autoritratto ambiguo e sorprendente che ancora oggi conserva una forza visiva fuori dal comune. Ridurre però la sua produzione a questa sola immagine sarebbe un errore. La mostra londinese insiste infatti sul rapporto creativo tra le due sorelle e sulla loro attenzione verso la rappresentazione della donna moderna. Attrici, ginnaste, ballerine, sportive, artiste e professioniste compaiono frequentemente nei loro lavori. Le fotografie registrano la comparsa di nuovi modelli femminili e documentano una crescente autonomia del corpo e dell'identità femminile negli anni tra le due guerre. Un altro aspetto interessante dell'esposizione riguarda il rapporto tra sperimentazione artistica e attività commerciale. Le Wulz non lavoravano ai margini del sistema culturale, ma dirigevano uno studio fotografico che produceva ritratti, servizi professionali e immagini commissionate. L'avanguardia nasce dunque all'interno della pratica quotidiana del mestiere e non in opposizione ad essa. È proprio questa convivenza tra ricerca e professione a rendere il loro percorso particolarmente significativo nel panorama della fotografia italiana del Novecento. La mostra include anche una selezione di immagini realizzate durante la Seconda Guerra Mondiale e negli anni successivi, offrendo uno sguardo sulla trasformazione di Trieste in una delle fasi più complesse della sua storia. Attraverso il lavoro delle sorelle Wulz emerge così non soltanto il racconto di due fotografe, ma anche quello di una città di frontiera che nel corso del Novecento ha attraversato cambiamenti politici, culturali e sociali profondissimi. A distanza di quasi un secolo dalle loro esperienze più innovative, Wanda e Marion Wulz appaiono oggi meno come figure isolate e più come protagoniste di una storia ancora in parte da riscrivere. Una storia che passa attraverso il Futurismo, l'emancipazione femminile, la fotografia di studio e la costruzione dell'immaginario moderno italiano, trovando nella Trieste del Novecento uno dei suoi laboratori più originali.
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