Van Gogh e l’Inghilterra in mostra alla Tate Britain

Van Gogh e l’Inghilterra in mostra alla Tate Britain
#Exhibitions

Era da più di dieci anni che in Inghilterra non si vedevano così tanti dipinti di Vincent van Gogh: più di 45 capolavori si sono dati appuntamento alla Tate Britain per esplorare i rapporti del pittore olandese con Londra e la Gran Bretagna. Qui Van Gogh trascorse tre anni della sua giovinezza, restando stupito della vita di una moderna metropoli, ammirato dalla pittura di maestri come John Constable, entusiasta per i nuovi stimoli con cui la cultura anglosassone colpiva la sua sensibilità. Se i libri di Charles Dickens ne influenzarono lo stile e i temi lungo tutta la carriera - non è un caso che l’Arlesienne, dipinta negli ultimi anni della vita, abbia in primo piano un romanzo dell’autore vittoriano - la grafica e le stampe inglesi furono per Van Gogh oggetto di una vera e propria passione: nonostante le ristrettezze economiche, ne collezionò circa 2000. Nelle sale della Tate la Notte stellata sul Rodano (1888), gli autoritratti della National Gallery di Washington e del Musée d’Orsay, una pregevole versione dei Girasoli e le singolari Scarpe del Van Gogh Museum di Amsterdam sono testimoni di una storia ancora tutta da raccontare, insieme a La Ronda dei carcerati del Museo Puškin di Mosca, l’unico con un soggetto londinese, la prigione di Newgate. A confronto con i dipinti di Van Gogh ammiriamo i maestri britannici da cui trasse ispirazione - da Constable a Millais - ma soprattutto i suoi eredi: pittori come Francis Bacon, David Bomberg, il Gruppo di Camden Town, per i quali la sua lezione fu fondamentale per elaborare una via originale all’arte moderna.
Francesca Grego - © 2019 ARTE.it per Bulgari Hotel London