Non chiamateli selfie. Cindy Sherman alla National Portrait Gallery

Non chiamateli selfie. Cindy Sherman alla National Portrait Gallery
#Exhibitions

Era il 1977 quando la ventitreenne Cindy Sherman iniziò a lavorare alla sua prima grande serie fotografica. Vestita e truccata come un personaggio del cinema, interpretava se stessa al centro di classici e B-movie, film neorealisti e pellicole hollywoodiane, sfoggiando uno strepitoso talento trasformistico. Senza timore di scomodare icone come Greta Garbo, Hitchcock e Antonioni, la giovane artista del New Jersey interrogava gli stereotipi dell’immaginario occidentale indossandoli come abiti, in equilibrio acrobatico sul confine tra fiction e verità. I tempi della post-realtà erano apparentemente lontani, ma la Sherman mostrava già di saperla lunga. Oggi quel primo successo approda finalmente nel Regno Unito, in occasione della retrospettiva che celebra la fotografa americana alla National Portrait Gallery. Circa 180 opere rievocano le sfide degli ultimi 40 anni, con un’attenzione speciale verso i piccoli scatti in bianco e nero di Untitled Film Stills (1977-1980). Dagli History Portraits alle Sex Pictures e oltre, riviviamo il cammino di un’influente protagonista del contemporaneo, che è pronta a sorprendere ancora il pubblico con una serie inedita. “L’arte di Cindy Sherman è totalmente originale”, ha spiegato il curatore Paul Moorhouse: “Inventando personaggi fittizi e fotografando se stessa in situazioni immaginarie, la Sherman abita un mondo di pura apparenza. Nessun altro artista indaga le illusioni della cultura contemporanea in modo così penetrante”.
Francesca Grego - © 2019 ARTE.it per Bulgari Hotel London