Bellezza algoritmica: tra carne e codice

Bellezza algoritmica: tra carne e codice
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Andrea Crespi, Head of Aphrodite, 2024, Marmo di Carrara e resina | Courtesy © Andrea Crespi

La bellezza non è più uno specchio, è un algoritmo che pulsa tra carne e codice. Corpi classici e figure sintetiche si inseguono come in un sogno lucidissimo: l’armonia antica cede il passo a un’estetica in tensione, dove l’emozione incontra il calcolo e il passato si riflette in superfici digitali. In questa soglia mobile, l’opera non si contempla soltanto: ti chiama dentro, ti chiede di scegliere da che parte stare. Arriva così Artificial Beauty, prima grande ricognizione milanese dedicata ad Andrea Crespi, a cura di Alisia Viola e Sandie Zanini. Dopo Triennale, CAFA di Pechino, MAGA, Times Square e Art Dubai, l’artista presenta un laboratorio di immaginazione ibrida: pittura, scultura, installazioni e lavori digitali compongono un racconto in cui ogni pezzo è anche dispositivo relazionale. L’incipit è The Artist, domande aperte sull’autorialità nell’era dell’IA. Seguono opere simbolo come Ex Human, ritratti nati dall’innesto tra sistemi generativi e codici iconografici umani,Beauty Lives in Every Story – Venere dei libri, allegoria della conoscenza che fonde carta e macchin, Head of Aphrodite, reinvenzione della Venere di Milo, e Amore & Psiche / Artificial & Physical, abbraccio monumentale moltiplicato da ambienti specchianti. Per le curatrici la mostra è un osservatorio sull’evoluzione culturale, per Crespi, una pratica di autoindagine che scuote lo sguardo. Il risultato? Un viaggio nell’altrove della dicotomia - umano/macchina, memoria/futuro - che ridefinisce, con vertigine e precisione, cosa chiamiamo oggi bellezza.
Viola Canova - © 2025 ARTE.it per Bvlgari Hotel Milano