La lama di Šostakovič: Lady Macbeth apre la Scala

La lama di Šostakovič: Lady Macbeth apre la Scala
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Riccardo Chailly | Courtesy Teatro alla Scala

Sarà Šostakovič ad aprire la stagione 2025/2026 della Scala: un segnale potente, affidato alla versione originale del 1934 di Lady Macbeth del distretto di Mcensk. Non un semplice titolo d’apertura, ma un manifesto: musica che graffia, teatro che non arretra. Al centro, Katerina, giovane sposa che - con l’amante - elimina marito e suocero tirannico, fino alla catastrofe finale in Siberia. Un melologo feroce sulla violenza domestica e sociale, pensato dall’autore come primo capitolo di una trilogia mai compiuta sulla condizione femminile in Russia. La storia dell’opera è leggenda: trionfo internazionale dopo San Pietroburgo, poi l’ombra lunga di Stalin che, nel 1936, assiste a Mosca e scatena la famigerata accuse su Pravda (“Caos invece di musica”), marchiando il lavoro e il suo autore. Anni dopo verrà la versione Katarina Izmajlova (1963), ma a Milano arriva la lama affilata dell’originale: Riccardo Chailly in buca, debutto scaligero del regista Vasily Barkhatov in scena. Tra satira nera, eros e brutalità, Šostakovič costruisce un romanzo sonoro che alterna lirismo e sberleffi sinfonici: un’opera che brucia ancora, perché parla di potere, desiderio e colpa con una franchezza che oggi suona necessaria.
Viola Canova - © 2025 ARTE.it per Bvlgari Hotel Milano