Il battito della materia, il silenzio della superficie

Il battito della materia, il silenzio della superficie
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Bernardo Strozzi detto Il Cappuccino, Natura morta di fiori e frutta, 1635-1640, Olio su tela, 81 × 110, Collezione Privata

La sala vibra come un respiro doppio: da un lato la pittura che trabocca, dall’altro la superficie che si sottrae. Presenza/assenza è il filo teso che accosta Bernardo Strozzi e Piero Manzoni in un dialogo improbabile quanto necessario. Una trentina di opere mettono a confronto la sensualità barocca del Seicento con il grado zero del dopoguerra: da una parte impasti fitti, luce che rimbalza sulla materia, dall’altra gli Achromes, campi non-colore che dilatano lo sguardo. Strozzi emerge in piena forza, dagli echi caravaggeschi del Martirio di Sant’Orsola alla libertà della fase veneziana, dove la pennellata si fa rapida, i contorni si sciolgono e il ritratto - come il Frate cappuccino - sembra aprirsi nella luce. La sua pittura è corpo: lamina, vibrazione, presenza. Manzoni risponde scavando la pittura dall’interno: tele grinzate, panni cuciti, fibra di vetro, polistirolo, cotone idrofilo. La superficie diventa territorio neutro, liberato da simboli e psicologie, una zona franca in cui l’immagine non rappresenta ma accade. Lontani per storia e destino - il primo tra convento e bottega, il secondo tra accademia disertata e avanguardia milanese - entrambi coltivano la stessa ostinazione: fare dell’opera un atto di libertà. Il confronto non è esercizio di stile ma domanda urgente: cosa resta della pittura quando esonda o quando tace? Forse la sua natura più nuda - il battito della materia e il silenzio della superficie.
Viola Canova - © 2025 ARTE.it per Bvlgari Hotel Milano