Francesco Vezzoli fa rivivere gli spazi perduti di Casa Iolas

Francesco Vezzoli fa rivivere gli spazi perduti di Casa Iolas
#Exhibitions

Alla morte del suo amico Max Ernst, nel 1976, Costantino Koutsoudis, in arte Alexander Iolas, fece chiudere tutte le sue gallerie in Europa, per mantenere una promessa fatta all’artista. Il sogno di allestire la sua inestimabile collezione di capolavori aveva intanto preso forma nella casa ad Atene dove l’istrionico mercante d’arte greco - capace di incantare i salotti culturali internazionali in cinque lingue diverse con il suo innegabile savoir faire, determinando il corso del mercato dell’arte del secondo Nocevento - aveva posto in dialogo le antichità greche, egizie, romane, bizantine e orientali con le opere dei più importanti artisti moderni. Costruita nel quartiere popolare di Aghia Paraskevi e interamente ricoperta di marmo bianco, Villa Iolas aveva rappresentato a lungo il frutto della passione di questo visionario mercante d’arte, tra i primi a creare un sistema internazionale di gallerie satelliti e a introdurre il Surrealismo negli Stati Uniti. Tuttavia su di lui e sulla sua casa di Atene, la cui inestimabile collezione d’arte venne saccheggiata per andare in gran parte dispersa, piombò l’oblio subito dopo la sua morte. La mostra Casa Iolas. Citofonare Vezzoli, intende per questo far rivivere, attraverso lo sguardo di Vezzoli, quegli spazi perduti di Casa Iolas, proponendo la riscoperta di una figura cardine del mercato dell’arte novecentesco. Presentando nelle sale le opere di alcuni degli artisti esposti da Alexander Iolas - da William N. Copley a Giorgio de Chirico, da Niki de Saint Phalle a Max Ernst, da Lucio Fontana a Paul Klee - la galleria milanese ne rievoca la vita e la personalità, rendendo omaggio a un grande gallerista quasi dimenticato.
Samantha De Martin - © 2020 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano