Impressioni d’Oriente: al Mudec il Giappone che incantò l’Europa

Impressioni d’Oriente: al Mudec il Giappone che incantò l’Europa
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Senza la passione per il Giappone la pittura di Van Gogh e Monet non sarebbe stata la stessa. Ma pochi sanno che Hokusai, Hiroshige e Utamaro sognarono l’arte occidentale giocando con la prospettiva e i colori sintetici. Al Museo delle Culture va in scena Oriente Mudec, un viaggio multidimensionale per raccontare i rapporti tra Europa e Asia attraverso il tempo. Prima tappa: il Paese del Sol Levante con il suo fascino esotico e quello straordinario patrimonio di stili che conquistò gli artisti europei a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Già, perché sul finire dell’Ottocento la riapertura dei porti giapponesi segnò un’epoca anche per il Vecchio Continente: affari e commerci con l’impero dei Meiji fecero da battistrada ad una rivoluzione del gusto destinata a influenzare l’arte e il collezionismo, la moda e l’arredamento, il cosiddetto Japonisme. Quali i motivi di tanto successo? Che cosa videro gli europei negli oggetti arrivati dall’Oriente? Al Mudec ce lo spiegano 170 dipinti, stampe, sculture, mobili ed esemplari di arti decorative, in un itinerario che dalla pittura di Giovanni Segantini, Federico Zandomeneghi, Galileo Chini e Giuseppe De Nittis si spinge lontano, per portarci a tu per tu con opere giapponesi raramente esposte e mai spiegate al pubblico occidentale.
Francesca Grego - © 2019 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano