Ingres e Napoleone: l’arte al tempo dell’Impero

Ingres e Napoleone: l’arte al tempo dell’Impero
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I protagonisti del presente rappresentati come eroi della classicità, la bellezza ideale, il sogno e il bizzarro, l’erotismo e il macabro, l’ascesa delle donne in pittura: fili che si agitano sotto la superficie levigata di quello che siamo soliti definire Neoclassicismo, evidenziandone tensioni e dualismi. La rivoluzione del gusto che raggiunse l’Italia insieme a Napoleone si svela a Palazzo Reale in un percorso di più di 150 opere, tra nostalgia dell’antico e fermenti di modernità. Già, perché al di là della “francesizzazione” dei territori conquistati e dei capolavori requisiti, quella dei Bonaparte è per l’Italia una fiorente stagione artistica. Tra i suoi interpreti più illustri c’è Jean-Auguste-Dominique Ingres, che soggiorna nel Belpaese a più riprese: per studiare la pittura del suo idolo, Raffaello, per lavorare nei cantieri imperiali di Roma, per dirigere la prestigiosa Accademia di Francia a Villa Medici. Dall’esotismo delle sinuose odalische al solenne Napoleone in costume sacro, fino alle suggestioni romantiche del Sogno di Ossian, sfilano a Milano le icone di un’epoca grandiosa, in cui arte, politica e un nuovo mecenatismo si intrecciano indissolubilmente. Più di 60 dipinti e disegni di Ingres si nutrono del confronto con altri grandi del suo tempo - Antonio Canova, Jean-Louis David, Andrea Appiani, Anne-Louis de Girodet, Elisabeth Vigée Le Brun e molti altri - in un progetto allestito grazie a prestiti dai più importanti musei del mondo, dal Louvre al Metropolitan Museum di New York, dal Victoria and Albert Museum al Musée Ingres di Montauban, fino alla Pinacoteca di Brera, la cui storia si lega a doppio filo con l’avventura napoleonica.
Francesca Grego - © 2019 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano