Mario Schifano alla Galleria Giò Marconi

Mario Schifano alla Galleria Giò Marconi
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È il 1959 quando Mario Schifano comincia a realizzare una serie di smalti su carta intelata dopo alcune esperienze informali. Li presenta per la prima volta a Roma, alla Galleria la Salita, e assieme a Giuseppe Uncini, Tano Festa, Francesco Lo Savio e Franco Angeli, e poi ancora, nel 1961, in una personale alla Tartaruga. Questo nucleo di monocromi, compresi tra il 1960 e il 1962, è al centro del percorso allestito alla Galleria Giò Marconi in collaborazione con l’Archivio Mario Schifano, a cura di Alberto Salvadori. L’artista di Homs, con un certo anticipo rispetto agli altri protagonisti della scena romana, vuole, attraverso i suoi monocromi, azzerare la superficie del quadro, e “inquadrarla”, anche come risposta all’informale, proponendo un nuovo modo di vedere e di fare pittura. La superficie dei quadri, dai colori accesi e privi di sfumature, gli smalti industriali dall’effetto coprente, il colore “grondante” steso in maniera libera sulla superficie ruvida, diventano pertanto un nuovo spazio da indagare, un campo di germinazione disponibile a produrre qualcos’altro. E Qualcos’altro è infatti questo il titolo scelto per l’esposizione alla Giò Marconi, in riferimento a un’opera del 1960 che Schifano realizza appena ventiseienne e a un polittico del 1962 che figura tra le opere esposte. A simboleggiare forse che l’artista intende dipingere qualcosa di diverso da quanto vede in giro. E il monocromo, che assurge a tabula rasa, è già pronto a divenire un campo fotografico in cui il maestro mette a fuoco dettagli e frazioni di immagini.
Samantha De Martin - © 2020 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano