La mostra dimenticata: gli esordi dell’agenzia Magnum al Museo Diocesano

La mostra dimenticata: gli esordi dell’agenzia Magnum al Museo Diocesano
#Exhibitions

Per 50 anni sono rimaste chiuse in una cantina di Innsbruck, coperte di polvere e muffe. Ma oggi le 83 fotografie della prima mostra Magnum tornano visibili al Museo Diocesano di Milano, in un percorso identico a quello che le vide esposte tra il 1955 e il 1956 in cinque città austriache. Perfettamente restaurati e montati sui pannelli di legno originali, gli scatti in bianco e nero di Henri Cartier-Bresson, Robert Capa e compagni aprono uno scorcio significativo sulla storia della fotografia. Perché un patrimonio di immagini così sia finito nel dimenticatoio non è dato saperlo, ma l’esistenza della mostra - in assoluto la prima dedicata alla leggendaria agenzia di reporter - “è la prova che, sin dall’inizio, Magnum era diversa dalle altre agenzie fotografiche. Dagli esordi, con il programma di mostre ed eventi, la Magnum difendeva il valore della foto come documento”, spiega la curatrice Andrea Holzherr. Oggi otto reportage firmati da altrettanti maestri raccontano il mondo tra gli anni Quaranta e Cinquanta. Ci sono scatti di Cartier-Bresson sugli ultimi giorni e il funerale di Gandhi, i viaggi di Werner Bischop dal Perù al Giappone, le feste basche di Capa, che segnano il ritorno alla normalità dopo la barbarie della Guerra Civile Spagnola, ma anche il volto mutevole di Vienna durante l’occupazione nazista immortalato da Erich Lessing. E poi la Dalmazia di Tito secondo Marc Riboud, le foto dal set del kolossal hollywoodiano La regina delle Piramidi nelle cave di Assuan, l’Ungheria raccontata ai lettori del New York Times Magazine da Jean Marquis e la Londra di Inge Morath, unica donna del gruppo, che firma un espressivo ritratto di Lady Nash.
Francesca Grego - © 2019 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano