Il futuro dell’Ultima Cena al Palazzo delle Stelline

Il futuro dell’Ultima Cena al Palazzo delle Stelline
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A due passi dal Cenacolo di Santa Maria delle Grazie, sei artisti contemporanei si confrontano con il capolavoro di Leonardo sottolineandone l’attualità. Nomi di risonanza internazionale come quelli di Anish Kapoor, Robert Longo, Wang Guangyi incontrano gli italiani Masbedo e Nicola Samorì nello storico Palazzo delle Stelline, che 30 anni fa vide un altro grande protagonista dell’arte dialogare con L’Ultima Cena: si tratta di Andy Warhol, che nel 1987 realizzò proprio qui la sua ultima serie The Last Supper. E ancora, molto vicino all’attuale sede della Fondazione Stelline, il genio del Rinascimento veniva a curare la vigna e l’orto ricevuti in dono da Ludovico il Moro, oltre a frequentare il bel mondo dell’epoca nella Casa degli Atellani. A 500 anni dalla morte dell’artista, scienziato e inventore di Vinci, L’Ultima Cena dopo Leonardo evidenzia come la sua opera continui a contaminare l’arte contemporanea in un originale dialogo tra Oriente e Occidente. Se, come spiega il curatore Demetrio Paparoni, “Anish Kapoor è l’artista che più di ogni altro incarna lo spirito leonardesco incentrando la propria ricerca sul rapporto tra arte e scienza, tra sparizione e apparizione della forma”, tra le attrazioni della mostra c’è un monumentale polittico di Wang Guangyi, per la prima volta esposto in Occidente, che in otto tele di quattro metri per due sovrappone l’iconografia leonardesca ai paesaggi tradizionali cinesi e all’antica tecnica pittorica del Wu Lou Hen, evocata anche dall’opera del connazionale Yue Minjun. Se l’americano Robert Longo e l'italiano Nicola Samorì sono noti per saper esprimere il presente rileggendo i capolavori del passato, un poetico video dei Masbedo incolla gli occhi dei visitatori alle mani di Pinin Brambilla Barcilon, la restauratrice a cui dobbiamo la sopravvivenza del delicatissimo dipinto del Cenacolo.
Francesca Grego - © 2019 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano