Quando la musica trasforma lo spazio. Ragnar Kjartansson per Fondazione Trussardi

Quando la musica trasforma lo spazio. Ragnar Kjartansson per Fondazione Trussardi
#Art

“Quando sei qui con me questa stanza non ha più pareti…”, cantavano Gino Paoli e Mina in un successo che più recentemente ha conquistato Carla Bruni, Franco Battiato e Mike Patton. Da colonna sonora di amori travolgenti, Il cielo in una stanza si trasforma in una performance collettiva con l’intento di addolcire le esperienze vissute da ognuno di noi durante la quarantena. L’idea è dell’artista islandese Ragnar Kjartansson, che insieme a Fondazione Nicola Trussardi ha invitato cantanti e musicisti a reinterpretare la canzone di Paoli nella Chiesa di San Carlo al Lazzaretto. Per sei ore al giorno dal 22 settembre al 25 ottobre gli artisti si alterneranno all’organo della cappella che il cardinale Borromeo volle dopo la peste del 1576: un luogo simbolo della storia di Milano, nato letteralmente “senza pareti” perché la Parola di Dio potesse essere udita in ogni angolo dell’antico Lazzaretto. “Il cielo in una stanza è l’unica canzone che conosco che rivela una delle caratteristiche fondamentali dell’arte: la sua capacità di trasformare lo spazio”, ha spiegato Kjartansson. “In un certo senso, è un’opera concettuale. Ma è anche una celebrazione del potere dell’immaginazione - infiammata dall’amore - di trasformare il mondo attorno a noi. È una poesia che racconta di come l’amore e la musica possano espandere anche lo spazio più piccolo, fino ad abbracciare il cielo e gli alberi… Perché, come diceva Oscar Wilde, l’amore sa leggere ciò che è scritto sulla stella più lontana”.
Francesca Grego - © 2020 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano