Come un cortocircuito. Chen Zhen all’HangarBicocca

Come un cortocircuito. Chen Zhen all’HangarBicocca
#Art

Alla fine degli anni Ottanta, Chen Zhen era uno dei pochi artisti ad aver scavalcato le barriere tra Oriente e Occidente. Nato a Shanghai e formatosi a Parigi, ha gettato ponti tra la Cina, l’Europa e l’America, influenzando un’intera generazione di giovani talenti. A un ventennio dalla sua scomparsa, una mostra lo ricorda negli spazi industriali del Pirelli HangarBicocca con più di 20 grandi installazioni. Nel buio del Cubo e delle Navate Pirelli, oggetti di uso quotidiano come letti, sedie e tavoli trovano configurazioni inedite che ne proiettano il senso in una dimensione metaforica. È il fenomeno del “corto circuito” teorizzato dall’artista, secondo il quale l’opera svela il proprio significato recondito quando si sposta in un contesto diverso da quello in cui è nata. Temi come il potere terapeutico dell’arte, il legame tra materia e spirito, le contaminazioni culturali, la dialettica tra globalizzazione e tradizione si materializzano in una trama di rimandi distribuita su ben 5500 metri quadrati. A volte le opere hanno bisogno dell’intervento umano per “attivarsi”: come in Jue Chang, Dancing Body – Drumming Mind (The Last Song), monumentale strumento musicale da sfiorare e percuotere che allude alla tradizione del massaggio cinese.
Francesca Grego - © 2020 ARTE.it per Bulgari Hotel Milano