Nel marzo 2027 il Musée de l'Orangerie celebra un anniversario che coincide con la propria ragion d'essere: i cento anni dell'installazione delle Nymphéas di Claude Monet. Ma invece di limitarsi a ricordare quel momento, il museo sceglie di allargare lo sguardo. Con 1927. Le temps retrouvé, realizzata in collaborazione con il Centre Pompidou, l'anno in cui le grandi tele di Monet trovarono casa diventa il punto di partenza per raccontare un'intera stagione culturale, attraversata da contraddizioni, accelerazioni e nuovi immaginari. L'esposizione riunisce oltre 150 opere - dipinti, fotografie, sculture, film, architettura, design, libri e documenti - tutte realizzate o pubblicate nel 1927. L'idea non è quella di costruire una cronologia, ma di ricomporre il clima di un anno in cui la modernità assume forme molto diverse tra loro. Mentre all'Orangerie si inaugurano le Nymphéas, Parigi è attraversata dal jazz di Joséphine Baker, Charles Lindbergh atterra a Le Bourget dopo la prima traversata aerea in solitaria dell'Atlantico, Marcel Proust viene pubblicato postumo con Il tempo ritrovato, apre il Caffè La Coupole a Montparnasse e si moltiplicano le tensioni legate al colonialismo e ai cambiamenti sociali. Il percorso evita una lettura esclusivamente artistica e usa il cinema come filo conduttore. Sei film usciti nello stesso anno introducono altrettanti nuclei tematici, mettendo in relazione linguaggi apparentemente lontani. La Coquille et le Clergyman di Germaine Dulac dialoga con il surrealismo di René Magritte; Metropolis di Fritz Lang riflette la fascinazione e l'inquietudine per la macchina, accostando fotografia, pittura e design; Napoléon di Abel Gance, con la sua rivoluzionaria proiezione su tre schermi, apre una riflessione sulle nuove possibilità dello spazio visivo; mentre The Jazz Singer, il primo lungometraggio sonoro della storia del cinema, diventa l'occasione per affrontare il rapporto tra cultura afroamericana, spettacolo di massa e stereotipi razziali nella società degli anni Venti. Tra gli aspetti più interessanti della mostra emerge proprio questo continuo passaggio tra arte e contesto storico. Il 1927 appare come un anno in cui convivono avanguardia e Art Déco, cosmopolitismo e colonialismo, innovazione tecnica e tensioni politiche. Le opere di Tamara de Lempicka, Magritte, Eileen Gray, Kupka, August Sander, André Kertész, Alexander Calder e molti altri non vengono presentate come episodi isolati, ma come tasselli di una rete di relazioni che attraversa discipline e geografie. Più che celebrare una data simbolica, 1927. Le temps retrouvé prova così a ricostruire l'atmosfera di un anno in cui arte, cinema, letteratura, musica e società sembrano avanzare contemporaneamente lungo traiettorie diverse. Il centenario delle Nymphéas diventa l'occasione per osservare il momento in cui il Novecento prende definitivamente forma.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Paris