Philippe Guston, <em>Lo Studio (L’atelier)</em>, 1969, Olio su tela, 121.9 × 106.7 cm, Promesso dono di Musa Guston Mayer al Metropolitan Museum of Art
Programma: Mar - Ven 10.30 - 18 | Sab - Dom 9.30 - 18 | Lun chiuso
Biglietti: 16 €
Luogo: Musée Picasso
Indirizzo: 5 Rue de Thorigny
Philip Guston torna a Parigi con una mostra che mette al centro la forza corrosiva della satira e il coraggio della figurazione in un’epoca dominata dall’astrazione. L’artista americano, tra i protagonisti dell’Espressionismo Astratto, scelse negli anni Settanta di rompere con la propria stagione informale per affrontare la realtà politica e sociale del tempo, dando vita ad immagini grottesche e ironiche che non risparmiavano nessuno. L’esposizione, intitolata The Irony of History, riunisce circa settantacinque opere tra dipinti, disegni, incisioni e un film, con un nucleo centrale dedicato ai celebri Nixon Drawings. Si tratta di una serie di lavori ispirati al romanzo satirico Our Gang di Philip Roth, in cui Guston trasforma in caricatura l’allora presidente degli Stati Uniti e il suo entourage. Linee semplificate, figure infantili e tratti fumettistici diventano lo strumento per mettere a nudo l’autorità, il razzismo e le derive di un’America attraversata da conflitti. Questo ritorno alla figurazione fu percepito come uno scandalo: molti critici e colleghi non compresero la svolta di un artista che aveva raggiunto il successo con la pittura astratta. Eppure proprio da questa scelta nacque un linguaggio nuovo, che univa il peso della storia e il registro dell’umorismo nero, la malinconia personale e la critica politica. Le opere esposte mostrano la tensione costante tra il grottesco della caricatura e la potenza espressiva della pittura, rivelando un artista che si muoveva in dialogo ideale con figure come Picasso e Grosz, ma anche con la tradizione della satira letteraria di Kafka e Gogol. Curata da Didier Ottinger e Joanne Snrech, la mostra restituisce il valore di Guston come voce morale del Novecento, capace di trasformare la pittura in uno strumento di resistenza culturale. Grazie ai prestiti della Philip Guston Foundation e al sostegno della figlia Musa Mayer, il pubblico parigino può riscoprire nella sua interezza la radicalità di una ricerca che continua ad interrogarci sul rapporto tra arte, storia e responsabilità dell’artista.
Il Musée d’Orsay presenta Point de départ, mostra dedicata a Bridget Riley che esplora le origini del suo linguaggio visivo. L’influenza di Georges Seurat e la nascita dell’Op Art vengono messe in dialogo attraverso opere e studi preparatori. Un viaggio alle radici di uno stile che ha trasformato la percezione in esperienza attiva.
Il Palais de Tokyo di Parigi ospita Echo Delay Reverb, una collettiva che riunisce sessanta artisti per esplorare le connessioni tra Stati Uniti e mondo francofono. Opere, archivi e installazioni intrecciano teoria critica e linguaggi visivi in un percorso che riflette sugli scambi culturali e politici tra le due sponde dell’Atlantico.
All’Orangerie di Parigi, una mostra riscopre Henri Rousseau come protagonista consapevole della modernità. Tra ingenuità e ambizione, il sogno del “doganiere” diventa la dichiarazione più audace della pittura moderna.
In Paname, Bilal Hamdad trasforma la città in scena sospesa, tra figure anonime e spazi urbani silenziosi. Le sue grandi tele dialogano con la storia dell’arte in un racconto emotivo e poetico sulla solitudine metropolitana.