Leandro Erlich porta a Parigi l'universo instabile della percezione

Leandro Erlich porta a Parigi l'universo instabile della percezione
#Exhibitions
Leandro Erlich, Bâtiment, 2004 | Courtesy © Leandro Erlich Studio

Entrare in una stanza e non vedere il proprio riflesso. Guardare una finestra e scoprire che dietro le persiane si svolge la vita di sconosciuti. Trovarsi davanti ad una facciata e avere improvvisamente l’impressione di camminare sulle pareti sfidando la gravità. Le opere di Leandro Erlich funzionano spesso così: partono da situazioni ordinarie per alterare progressivamente le coordinate percettive dello spettatore. La grande retrospettiva organizzata dal Grand Palais raccoglie oltre trent’anni di ricerca dell’artista argentino Leandro Erlich attraverso un percorso immersivo costruito tra installazioni monumentali, ambienti interattivi e nuove produzioni. Dopo Buenos Aires, Tokyo, Miami, Milano e Helsinki, è la prima volta che la Francia dedica a Erlich una mostra di questa ampiezza. Nato a Buenos Aires nel 1973, Erlich ha sviluppato una pratica artistica che utilizza l’architettura quotidiana come strumento di destabilizzazione visiva e mentale. Scale, ascensori, cabine prova, finestre, corridoi e facciate urbane vengono trasformati in dispositivi percettivi che mettono continuamente in discussione ciò che crediamo di vedere. Le sue opere non si limitano ad essere osservate: richiedono di essere attraversate, abitate, sperimentate fisicamente. Più che produrre semplici illusioni spettacolari, Erlich utilizza la percezione come uno strumento critico. Le sue opere mostrano infatti quanto l’idea di realtà dipenda da convenzioni culturali, automatismi visivi e costruzioni mentali condivise. È in questa continua oscillazione tra esperienza fisica e dubbio percettivo che si concentra la forza del suo lavoro.
Paolo Mastazza - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Paris