Il Museo del Louvre dedica una grande mostra al confronto tra Michelangelo Buonarroti e Auguste Rodin, due artisti lontani nel tempo ma legati da una visione comune della scultura come forma di energia incarnata nel corpo umano. Michel-Ange / Rodin. Corps vivants riunisce oltre duecento opere tra sculture, modelli, disegni e calchi, proponendo un dialogo serrato tra il Maestro del Rinascimento e lo scultore che, alla fine dell’Ottocento, ha trasformato il linguaggio della scultura moderna. Il punto di partenza è storico. Rodin guardò con attenzione all’opera di Michelangelo, che studiò durante i suoi viaggi in Italia e che riconobbe come uno dei riferimenti centrali della propria ricerca. Ma la mostra non si limita a ricostruire una genealogia di influenze. Il confronto tra i due artisti diventa piuttosto uno strumento per interrogare il modo in cui la scultura occidentale ha pensato il corpo come luogo di tensione, movimento e vita interiore. In Michelangelo il corpo appare spesso come una forza trattenuta nella materia. Le figure degli Schiavi, concepite per la tomba di Giulio II, sembrano emergere dal marmo in una lotta continua tra la forma e la pietra. La scultura non è imitazione della natura, ma un processo che rende visibile l’energia nascosta nella materia. Rodin riprende questa tensione e la porta verso un linguaggio radicalmente moderno. Nei suoi bronzi e nei suoi gessi il corpo si piega, si frammenta, si moltiplica. Mani isolate, torsioni violente e figure incompiute diventano strumenti per esplorare il movimento e l’intensità emotiva. Se Michelangelo cerca la potenza interna della forma, Rodin accentua la dimensione instabile e vibrante del corpo. Il percorso espositivo affronta alcuni temi comuni ai due artisti: il rapporto con la scultura antica, lo studio diretto del corpo umano, il ruolo del non finito e la capacità della scultura di esprimere una dimensione psicologica. Disegni e modelli mostrano come entrambi concepissero il corpo non come struttura statica ma come organismo attraversato da tensioni e impulsi. Il confronto illumina anche la costruzione del mito dello scultore. Michelangelo e Rodin sono stati percepiti nelle rispettive epoche come incarnazioni del genio creativo, figure capaci di trasformare il lavoro manuale in un gesto intellettuale e visionario. Le loro opere hanno contribuito a ridefinire il ruolo stesso dello scultore nella cultura occidentale. Nel dialogo tra i due Maestri il corpo diventa una materia viva, attraversata dal gesto dell’artista e dal tempo. Tra Rinascimento e modernità, la scultura appare come un campo di forze in cui la forma non è mai definitiva, ma sempre in trasformazione.
Dopo il debutto al Victoria and Albert Museum di Londra, la mostra Fragile Beauty arriva a Parigi al Jeu de Paume con oltre trecento fotografie provenienti dalla collezione di Elton John e David Furnish.
Il Louvre dedica una mostra al ruolo dell’acqua nelle civiltà mesopotamiche e alla costruzione dei primi sistemi urbani, intrecciando archeologia, ecologia e storia antica per riflettere sulle relazioni tra ambiente, potere e organizzazione sociale.
A cento anni dalla morte di Monet, l’Orangerie rilegge il suo lavoro attraverso il tema del tempo. Dalle serie degli anni Novanta alle Ninfee, emerge una pittura costruita sulla variazione e sulla continuità.
Il Musée Guimet analizza la K-beauty come fenomeno culturale tra tradizione e globalizzazione. Una mostra ricostruisce il tema della bellezza nella cultura coreana attraverso tre secoli di pratiche e immagini, evidenziando anche le tensioni del mondo contemporaneo.