L'impossibile arte del ritratto

L'impossibile arte del ritratto
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Nina Childress, Autoportrait clown / fleur, 2020, Musée d’Art Moderne, Paris | Courtesy © Nina Childress / Art : Concept, Paris | © Nina Childress, ADAGP, Paris 2026 | Foto: Julien Vidal

L’artista che guarda se stesso. Oppure l’artista visto dagli altri. Tra queste due polarità si muove la mostra Visages d’artistes. De Gustave Courbet à Annette Messager, allestita al Petit Palais di Parigi dal 18 marzo al 19 luglio 2026. Il percorso riunisce circa cento opere tra pittura, scultura, fotografia e arti decorative e affronta un tema centrale nella storia dell’arte moderna: la costruzione dell’immagine dell’artista. La mostra prende avvio dalle collezioni del museo, dove il ritratto d’artista rappresenta uno dei nuclei più significativi. Tra le opere esposte compare l’Autoportrait au chien noir di Gustave Courbet, immagine emblematica dell’artista romantico, consapevole del proprio ruolo e della propria individualità. Accanto ai capolavori più noti emergono opere raramente esposte, tra cui una serie di busti dedicati ai protagonisti dell’Impressionismo scolpiti da Paul Paulin. Il percorso segue una progressione che dall’autoritratto conduce verso una dimensione più collettiva. Nei primi ambienti il volto dell’artista diventa uno spazio di libertà e di sperimentazione, svincolato dalle convenzioni della committenza. Gli autoritratti di Courbet, Puvis de Chavannes o Léon Bonnat mostrano come l’artista utilizzi la propria immagine per affermare stile, identità e visione. La mostra si apre poi alla dimensione delle relazioni tra artisti. Ritratti di gruppo e omaggi tra colleghi raccontano la nascita di vere e proprie comunità creative. Il grande dipinto Panorama du siècle di Henri Gervex restituisce il clima culturale della fine dell’Ottocento, mentre la galleria di busti impressionisti realizzata da Paul Paulin trasforma il ritratto in una sorta di memoria collettiva di un’epoca. Un altro capitolo è dedicato all’atelier, luogo simbolico della creazione artistica. Dipinti e fotografie mostrano gli artisti nel proprio studio, circondati da opere e oggetti personali, in uno spazio che è insieme laboratorio, scena sociale e rappresentazione pubblica del lavoro creativo. L’elemento più attuale della mostra emerge però dal confronto tra queste opere storiche e una selezione di artiste contemporanee, tra cui Giulia Andreani, Sophie Calle, Nan Goldin, Cindy Sherman, Claire Tabouret e Annette Messager. Le loro opere mettono in discussione i codici tradizionali del ritratto d’artista, interrogando un genere che per lungo tempo è stato dominato da uno sguardo maschile. Ne nasce un dialogo tra epoche diverse, in cui il volto dell’artista non è più soltanto simbolo di autorità o di genialità, ma diventa un territorio aperto a identità multiple, travestimenti, ironie e reinterpretazioni.
Paolo Mastazza - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Paris