Programma: Mar 11 - 21 | Mer - Dom 11 - 19 | Lun chiuso
Biglietti: 12 € | 9 €
Luogo: Jeu de Paume
Indirizzo: 1 Place de la Concorde
La mostra alla Jeu de Paume di Parigi presenta un’esplorazione critica dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla produzione artistica e sulla percezione del mondo riunendo oltre 50 artisti internazionali - tra cui Trevor Paglen, Hito Steyerl, Agnieszka Kurant, Christian Marclay e Joan Fontcuberta - che utilizzano l’IA per interrogare le trasformazioni culturali, sociali ed ecologiche in atto. La mostra si articola in due sezioni principali: la prima dedicata all’IA analitica, che comprende sistemi di visione artificiale e riconoscimento facciale, e la seconda focalizzata sull’IA generativa, capace di produrre testi, immagini, suoni e video. Attraverso opere digitali, installazioni immersive, video generativi e cyanotipie, gli artisti esaminano temi come la sorveglianza tecnologica, il lavoro invisibile dei “click workers”, l’impatto ambientale dell’estrazione di dati e le nuove estetiche algoritmiche. Elementi distintivi dell’esposizione sono le “time capsule”, vetrine concepite come cabinet de curiosités, che collegano le attuali trasformazioni tecnologiche a una prospettiva storica, presentando dispositivi tecnici, fotografie e diagrammi che illustrano la genealogia dell’automazione e della computazione.
Youssef Nabil. L’immagine come memoria e costruzione
Al Musée d’Orsay Youssef Nabil mette in dialogo fotografia contemporanea e immaginario simbolista. Il suo lavoro trasforma memoria e identità in costruzioni visive sospese tra realtà e sogno.
La retrospettiva al Musée du Luxembourg ripercorre l’universo visionario di Leonora Carrington, tra surrealismo, mito ed esoterismo. Dipinti e disegni rivelano una poetica fondata sulla trasformazione e sull’ambiguità delle forme. Un lavoro che anticipa temi centrali del pensiero contemporaneo, dal genere alla libertà dell’immaginazione.
A cento anni dalla morte di Monet, l’Orangerie rilegge il suo lavoro attraverso il tema del tempo. Dalle serie degli anni Novanta alle Ninfee, emerge una pittura costruita sulla variazione e sulla continuità.
Satyagraha di Philip Glass torna all’Opéra National de Paris come un’opera che trasforma l’ascolto in esperienza di pensiero. Lontana dal melodramma tradizionale, la partitura minimalista riflette sul tempo, sulla perseveranza e sulla resistenza nonviolenta ispirata a Gandhi. Una proposta che risuona con forza nel presente.