Le geografie della memoria di Emma Prempeh

Le geografie della memoria di Emma Prempeh
#Art
Emma Prempeh, The Domain of the Stranger, 2026 | Courtesy © Emma Prempeh, Perrotin, Paris

Tra i nomi emergenti della pittura britannica, Emma Prempeh ha costruito in pochi anni una ricerca riconoscibile per la capacità di trasformare la memoria in immagine. Nata a Londra da una famiglia di origine ghanese, l'artista indaga il rapporto tra casa, identità e diaspora attraverso dipinti sospesi tra esperienza vissuta e ricostruzione interiore. Con The Domain of the Stranger, la sua prima mostra personale alla Galleria Perrotin di Parigi, presenta un nuovo corpus di opere dedicato ai luoghi - reali e mentali - dell'appartenenza. Il titolo della mostra allude ad una condizione più che ad un luogo: quella di chi vive tra identità diverse senza appartenere completamente a nessuna. Prempeh non affronta questo tema attraverso il racconto autobiografico, ma costruendo immagini che evocano ricordi, legami familiari e paesaggi interiori. Stanze silenziose, figure appena accennate, finestre aperte sul mare e dettagli domestici diventano frammenti di una geografia emotiva in cui la memoria conta più della cronaca. La pittura di Prempeh si distingue per una tavolozza intensa e superfici ricche di materia, capaci di trasformare ogni ambiente in uno spazio sospeso tra presenza e assenza. Come osserva Brice Yonkeu nel saggio che accompagna la mostra, le sue opere rifiutano di rispondere alla domanda "Da dove vieni davvero?". Non indicano una destinazione né un'origine definitiva, ma si soffermano sulla soglia, su quel territorio incerto in cui identità e ricordi continuano a ridefinirsi. The Domain of the Stranger restituisce così il ritratto di un'artista che affronta il tema dell'appartenenza senza offrire risposte univoche, lasciando che siano le immagini a raccontare la complessità dell'esperienza contemporanea.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Paris