Tra le immagini che hanno costruito l'immaginario dell'Occidente ce n'è una che continua a riaffiorare con ostinazione: la casa perfetta, il cowboy, la scatola di cereali sul tavolo della colazione, il televisore sempre acceso. Nella mostra Permanent Display, ospitata da Templon a Parigi, Robin Kid parte proprio da questi frammenti della cultura americana per interrogarsi su come i ricordi collettivi vengano oggi prodotti, archiviati e trasformati in merce nell'epoca dei social media e dell'intelligenza artificiale. Al centro dell'esposizione debutta LIFE, una nuova serie ispirata ad un verso di The Unknown Soldier dei Doors. Da quell'immagine, in cui cronaca, pubblicità, vita domestica e violenza convivono nello stesso flusso visivo, nasce una riflessione sul modo in cui informazione, intrattenimento e consumo scorrono ormai senza soluzione di continuità sugli stessi schermi. Le opere trasformano comuni confezioni di cereali in sculture di alluminio serigrafato e le affiancano a dipinti costruiti a partire da immagini già riprodotte infinite volte: spot pubblicitari, telegiornali, western, programmi televisivi e contenuti digitali. Disposte come prodotti sugli scaffali di un supermercato, queste icone vengono replicate fino a perdere progressivamente il loro significato originario. Più che evocare la nostalgia, Robin Kid riflette su una memoria prefabbricata e continuamente rimessa in circolazione dall'industria culturale. Un elemento autobiografico attraversa l'intero progetto. Cresciuto in una piccola città mineraria dei Paesi Bassi accanto ad una base militare americana, l'artista osservava da bambino, oltre la recinzione di casa, un quartiere costruito per le famiglie dei soldati statunitensi. Quel sobborgo, irraggiungibile ma perfettamente visibile, finiva per confondersi con le immagini trasmesse dalla televisione: cowboy, cartoni animati, sitcom e notiziari contribuivano a costruire un'America immaginata prima ancora che reale. Permanent Display mette così in dialogo le nuove opere con lavori realizzati nell'ultimo decennio, mostrando la continuità di una ricerca che utilizza le icone della cultura di massa non come semplici citazioni pop, ma come strumenti per interrogare il rapporto tra memoria, identità e immaginario collettivo.
Il Louvre dedica una mostra al ruolo dell’acqua nelle civiltà mesopotamiche e alla costruzione dei primi sistemi urbani, intrecciando archeologia, ecologia e storia antica per riflettere sulle relazioni tra ambiente, potere e organizzazione sociale.
Andy Warhol, il volto inedito del padre della Pop Art
Al Musée du Luxembourg una grande mostra ripercorre oltre quarant'anni di disegni, rivelando come il tratto manuale sia stato il vero laboratorio creativo di Andy Warhol. Circa 150 opere raccontano un artista che, dietro la serialità della Pop Art, non ha mai smesso di disegnare.
Con Waterfall, Jennifer Guidi porta alla Gagosian di Parigi un nuovo ciclo di dipinti ispirati a cascate, oceani e paesaggi interiori. Tra astrazione e contemplazione, la natura diventa un'esperienza percettiva costruita attraverso luce, colore e materia.
Leandro Erlich porta a Parigi l'universo instabile della percezione
Il Grand Palais ospita la prima grande retrospettiva francese dedicata a Leandro Erlich. La mostra riunisce installazioni monumentali e ambienti immersivi che trasformano scale, ascensori, finestre e facciate urbane in esperienze capaci di mettere in crisi la percezione dello spazio e della realtà.